STRASBURGO, 11 APR – L'Europa boccia senza appello il sistema di finanziamento pubblico ai partiti, caratterizzato da controlli assolutamente insufficienti, e punta il dito contro tempi per la prescrizione dei reati legati alla corruzione talmente brevi da rischiare di vanificare l'opera meritoria svolta dai giudici. Questo, in estrema sintesi, l'impietoso giudizio sull'Italia contenuto in un rapporto reso noto oggi da Greco (Grupe d'Etats Contre la Corruptions), il braccio anti-corruzione del Consiglio d'Europa.
Con un tempismo legato all'attualita' politica nazionale tanto sorprendente quanto casuale, il documento di 68 pagine e' diviso in due parti. In quella sul finanziamento pubblico della politica si sottolineano le carenze ''importanti'' e le sanzioni ''inefficaci'' del sistema. Ma sopratutto si evidenzia la mancanza di adeguati controlli e l'urgenza di intervenire per sanare una situazione insostenibile. Che, grazie al meccanismo attuale, ha portato i partiti a incassare – tra il '94 e il 2008 – il triplo delle spese sostenute (2,25 miliardi di euro contro 570 milioni). Sette le 'raccomandazioni' rivolte all'Italia da Greco su cui Roma dovra' riferire entro il 30/9/2013. Tra queste spiccano lo status legale dei partiti, l'introduzione di adeguati controlli pubblici, il divieto di donazioni anonime.
Ma anche per quanto riguarda la lotta alla corruzione il rapporto Greco lancia un allarme importante sulle ''tante lacune'' rilevate e l'inadeguatezza delle sanzioni previste. Nonostante cio', si legge nel documento, ''in Italia sono stati perseguiti un numero considerevole di casi di corruzione grazie al lavoro proattivo dei giudici che hanno sviluppato la giurisprudenza in questa area''. Gli sforzi dei magistrati, avverte preoccupato Greco, rischiano pero' di essere vanificati da tempi di prescrizione ''troppo brevi'' per i reati legati alla corruzione.
