«Una cosa potrebbe mettere il presidente della Camera in grave difficoltà: se il voto di fiducia venisse chiesto non su un testo che esce dalla Commissione, bensì su un maxi emendamento del governo. Il maxi emendamento potrebbe anche essere fatto di concerto con la maggioranza ma poi metterebbe il Parlamento in condizione di non poter intervenire su quel testo».
Con questo avviso Fini ricorda al governo che il Parlamento non può avere soltanto una funzione di notaio, dimensione che lo rende di fatto inutile ed esposto alle accuse di essere solo un luogo dove i tempi della decisione si prolungano.
E spiega ancora: i voti di fiducia al governo sono sempre e comunque legittimi ma è questione “politica” consentire al Parlamento una valutazione autonoma prima di esprimersi con il voto. Insomma, la differenza tra governare e comandare.
Avvisi, precisazioni e spiegazioni costituzionalmente ovvi ma che non saranno graditi dal governo cui sono rivolti e che verranno probabilmente letti dal premier come un nuovo grano del rosario di “diversità” che Fini ormai puntualmente sgrana.
Intanto il Governo ha deciso che il taglio dell’Irap o dell’Irpef così come la cedolare secca sugli affitti «sono fuori dalla Finanziaria»: lo ha dichiarato il relatore al provvedimento alla Camera Massimo Corsaro, rispondendo ai cronisti in Transatlantico.
«Interverremo su misure di sviluppo, per il welfare e per gli enti locali. Per ora – spiega – preferiamo interventi di struttura a interventi mirati».
Per quanto riguarda le misure sull’Irap, l’Irpef e gli affitti però, sottolinea, «non escludiamo che possano essere oggetto di un nuovo dibattito nel 2010».