Fini attacca la Lega

BAGHERIA (PALERMO – La proposta di decentrare alcuni ministeri al nord e poi il voto in Senato contro l'emendamento che obbliga i pubblici ufficiali assunti a giurare fedeltà davanti la carta costituzionale secondo Gianfranco Fini sono il segnale che ''la Lega ha rialzato le bandiere che sembrava avere riposto nei cassetti''.

Il partito di Bossi, è convinto il presidente della Camera, ''ha ripreso a fare propaganda''. L'attacco di Fini arriva quasi a conclusione del mini-tour in Sicilia per sponsorizzare il suo ultimo libro, ''L'Italia che vorrei''. In quest'Italia, probabilmente non c'e' spazio per la Lega. Almeno, per quel certo tipo di Lega che non riconosce i valori dell'unita' nazionale.

Le ultime mosse dei leghisti danno spunto all'ex co-fondatore del Pdl per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. ''Lo avevo detto a Berlusconi: stai attento che pur di compiacere la Lega c'è il rischio che scappi la frizione'', chiosa Fini davanti ai militanti e ai dirigenti di Fli accorsi ad ascoltarlo nella settecentesca cornice di Villa Valguarnera, a Bagheria (Pa), con la principessa Vittoria Alliata di Villafranca a fare gli onori di casa.

''Se ci sono state delle frizioni tra me e il premier'', è il suo ragionamento, ''è perché io pensavo che fossero necessarie risposte diverse e più incisive alla Lega rispetto a quanto riteneva invece Berlusconi''. E la vicenda dei ministeri e del voto in Senato ne sono la prova. Ecco perche', incalza il presidente della Camera, ''siccome la Lega non crede nel valore della nazione, poi i suoi comportamenti sono coerenti con la sua logica'' e quindi ''non mi meraviglio che non abbia votato l'emendamento''. L'affondo, a questo punto, si fa duro.

''Bossi deve farsene una ragione: la Padania non esiste, è una pianura'', così come ''il Po è soltanto un fiume, non è un dio''. ''In Italia c'è un surplus di propaganda e un deficit di politica'' argomenta ancora la terza carica dello Stato secondo cui anche le questioni internazionali non vengono affrontate nel modo giusto. ''Se persino su cose alte e nuove come la situazione nei paesi del Maghreb – osserva Fini – non si riesce a trovare una sintesi, significa che prevale la propaganda''.

Ma c'è spazio anche al tema della giustizia. Per Fini ''la riforma non è la priorità da fare, non la metto al primo punto''. Invece ''bisogna garantire la certezza dei tempi della giustizia, ma non si puo' pensare di cancellare il pregresso: si può dire che la riforma vale dal giorno in cui e' approvata, ma il passato resta''. Perché ''è giusto garantire l'imputato ma non si puo' essere strabici dimenticando i sacrosanti diritti della parte lesa''. ''Berlusconi ha detto che a una riforma diversa da questa io ero contrario? E' vero'', taglia corto Fini.

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luiss_smorgana