Fini pensa al nuovo partito, martedì la riunione con i suoi verso una nuova fase

Per dimenticare l’affaire Montecarlo Gianfranco Fini pensa al nuovo partito e raduna i suoi verso una nuova fase. Secondo De Angelis sul Riformista il presidente della Camera martedì penserà a mettere insieme il comitato promotore e poi via. Ecco la ricostruzione del quotidiano.

“Sgrana gli occhi, prende appunti ancorando lo sguardo ai fogli davanti a lui, quasi per non mostrare un volto che a stento tradisce il disappunto, l’insofferenza, e non trattiene il sorriso ringhioso quando Silvio Berlusconi si autocelebra leader del partito dell’amore.

E afferma: «La mia indole è aperta alla ricerca delle soluzioni migliori attraverso contributi diversi…». La distanza di Gianfranco Fini dal Cavaliere si potrebbe racchiudere solo nella sequenza delle istantanee. Pure in quelle del suo gruppo in Aula. Nessuno applaude, tranne i filo-berlusconiani Giuseppe Consolo e Catia Polidori. Tanto che per evitare l’imbarazzo della standing ovation i futuristi, a fine sermone, si chiudono in un capannello attorno a Italo Bocchino. Accanto a loro, la curva azzurra.

Mondi separati, a prescindere dalla tregua, o meglio dalla fiducia di giornata. E non è un caso che, attorno a ora di pranzo, il presidente della Camera riunisce il suo gruppo nella sede di Fare Futuro per scandire le tappe che porteranno alla formazione del nuovo partito: martedì la riunione di tutti i parlamentari, italiani e europei, per formare il «comitato promotore» del nuovo soggetto politico, poi la convention di Generazione Italia a novembre, e a gennaio la nascita del nuovo partito («movimento», dicono i finiani). Il cui approdo sarà una «lista Fini», alla prima scadenza elettorale utile. Non un partito pesante, ma una sorta di grande lista civica nazionale. Con un segretario, Adolfo Urso, affiancato da un board di una decina di persone: capigruppo e responsabili dei soci fondativi (Fare Futuro, Generazione Italia, Area nazionale…). E con Fini che non si sottrarrà affatto all’esercizio della sua leadership, senza lasciare lo scranno della presidenza della Camera: «Non si dimetterà – dice al Riformista il portavoce Fabrizio Alfano – nemmeno se proveranno a mandarlo via a colpi di cannonate. Del resto sia Casini sia Bertinotti erano al tempo stesso leader di partito e presidenti della Camera».”

Leggi l’articolo originale da: Il Riformista

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