ROMA, 24 GIU – ''Il modo migliore per portare assistenza agli abitanti di Gaza e' quello di inviare gli aiuti umanitari attraverso gli appositi valichi terrestri, evitando ogni tipo di provocazione che possa avere come unico effetto l'aumento della tensione''.
E' questa la presa di posizione italiana ribadita dal ministro degli Esteri Franco Frattini il 10 maggio scorso, sulla base della dichiarazione del Quartetto del 21 giugno 2010 e delle Conclusioni dell'organismo di coordinamento dei donatori a favore dell'Autorità Palestinese di Bruxelles del 13 aprile. A precisarlo oggi e' il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari interpellato in merito all' annunciata partecipazione di attivisti anche italiani alla ''Freedom Flotilla 2'', ed all'appello a proteggere la missione che questi ultimi hanno rivolto a Frattini.
Quanto all'azione internazionale dispiegata dall'Italia affinché si evitino situazioni di crisi legate ad incidenti che coinvolgono tali 'flottiglie', Massari sottolinea come ''da parte nostra ci si sia ripetutamente adoperati invitando tutte le parti interessate ad un atteggiamento di moderazione e responsabilità, in linea con le raccomandazioni sopra ricordate. Ciò in pieno coordinamento con i nostri principali partner europei, tenendo anche conto che l'Ue resta disponibile a tornare a gestire il valico di Rafah attraverso Eubam''. In relazione ad eventuali situazioni di criticità suscettibili di interessare il naviglio privato italiano durante la navigazione in alto mare, anche dipendenti dall'eventuale definizione giuridica di determinate aree in sede internazionale, abbiamo già provveduto – afferma Massari – a segnalare la situazione agli organismi competenti perché diramino gli opportuni avvisi destinati al naviglio commerciale.
In analogia a quanto fatto da altri Paesi europei, fra cui Germania, Francia e Gran Bretagna, anche la Farnesina ha provveduto a modificare il sito degli Avvisi ai Viaggiatori, facendo presente gli obiettivi rischi che i nostri connazionali affrontano nel caso intendessero recarsi via mare verso la Striscia di Gaza, trattandosi di una iniziativa in contrasto con la vigente normativa israeliana nonché sottolineando la difficoltà a fornire adeguata assistenza consolare.
