NAPOLI – E’ stato in prima linea nelle proteste del G8 di Genova, del Global Forum di Napoli. Un mese della sua vita l’ha trascorso in carcere. Con questa accusa, dalla quale e’ stato poi assolto: essere a capo di un ”gruppo sovversivo che mirava a veicolare un messaggio di violenza”. Francesco Caruso, per anni leader dei No Global, e’ un bel po’ di tempo che nelle proteste non ci compare piu’.
”Ora lavoro dietro le quinte”, dice. E poi aggiunge scherzando, ”diciamo che faccio il consulente”. Il malcontento, quello della piazza, lui lo conosce bene. Ecco perche’ non sembra avere dubbi quando in un’intervista all’ANSA dice che ”presto le proteste torneranno. Il disastro del Governo Monti, la sua macelleria sociale, determinera’ un rilancio del conflitto sociale”.
Francesco Caruso, oggi, a 11 anni dai fatti di Genova si presenta cosi’: con l’aria da prof. Il docente lo fa sul serio, all’Universita’ di Cosenza, cattedra di sociologia dove sta per terminare un dottorato di ricerca. E spiazza un po’ vederlo su Facebook dove dalla sua foto del profilo ti porge una rosa, rossa. O sapere che si occupa anche della demografia dei lupi, cervi e camosci, in Abruzzo. Le proteste, conferma, non le fa piu’, almeno non in strada. Del resto negli ultimi dieci anni ”di proteste non ne ha fatte nessuno, in Italia tutti erano immersi in un clima di sbalorditiva assuefazione sociale determinato dall’incantesimo del Berlusconismo”.
”Le proteste ora le studio, le analizzo, la riflessione e’ un elemento indispensabile – spiega – del resto quello che manca e’ la capacita’ di leggere le trasformazioni”. Gia’, proprio come, secondo Caruso, accadde 11 anni fa, durante il G8 di Genova. Tra pochi giorni, quei fatti, saranno raccontati in un film, ‘Diaz’, di Daniele Vicari. ”Cosa ricordo di quei giorni? Carlo in una pozza di sangue, i pestaggi, le violenze – dice- A Genova riuscimmo ad intercettare un malcontento diffuso e a portarlo in piazza”.
Ma c’e’ un ma: ”Abbiamo perso una grande occasione, tutti”. ”L’ha persa la politica, i governi perche’ se fossero stati ad ascoltare, se avessero capito, non si sarebbe arrivati a questa crisi – aggiunge – e l’abbiamo persa anche noi, non fummo in grado di gestire quella eccedenza creativa che si formo’ e che supero’ i nostri limiti organizzativi”.
Da allora, Caruso, anche ex deputato Prc, i movimenti di protesta li ha studiati davvero. Usa spesso il termine ”auto esilio”. E’ stato in India e per un anno a Madrid dove ha comparato ‘rivolte’ come quella degli immigrati di Rosarno e di Castel Volturno a quelle che si sono registrate in Spagna. Casi in cui ”persone che vivono in contesti disperati hanno trovato la forza di ribellarsi” e che possono dimostrare che questa ribellione puo’ essere estesa. Gia’ un punto, questo, centrale. E a tal proposito Caruso invita a guardare la Spagna. E ai suoi Indignados.
”Tutto quello che e’ successo li’, gli anni di Zapatero, la sua caduta, e poi la riforma del lavoro, gli indignados, gli scontri di questi giorni – spiega – Tutto si sta ripetendo anche in Italia”. Il che vuol dire che presto ”torneranno le forti proteste di piazza anche da noi”.
E a chi gli chiede se la sua non sia una ‘chiamata alle armi’, Caruso sorride e risponde cosi’: ”Diciamo che sono molto fiducioso che accada”.
