ROMA- Il direttore di Avvenire Marco Tarquinio da' atto a Paola Concia di aver ''precisato con chiarezza che la cessione dei diritti di esclusiva fotografica dell'evento e' stata fatta 'a titolo gratuito', ovvero senza 'vendita' delle immagini''. Ma tiene a sottolineare che rispetto al matrimonio gay celebrato dalla esponente del Pd con la sua compagna, nei giorni scorsi in Germania, ''solo quella parte del nostro stupore e del nostro dissenso, seriamente e garbatamente motivata domenica scorsa da Luciano Moia, e' superata''.
E' l'ulteriore puntata della polemica cominciata domenica scorsa con un articolo del giornale della Cei sulle nozze gay della Concia, e che prosegue oggi con la risposta del direttore a quattro lettere di lettori, raggruppate sotto il titolo ''Basta la ragione per capire la questione''.
Tarquinio critica l'affermazione che ''gli 'ideologi' saremmo noi e tutti coloro che si richiamano ai principi del diritto naturale e al matrimonio costituzionalmente definito'': ''W' come sostenere che 'ideologico' e' mettere al mondo figli per un impegno e un atto che coinvolgono una donna e un uomo, che questa sarebbe solo un'opzione tra le altre: inseminazioni artificiali, gestazioni in utero in affitto o in laboratorio''. E ricorda ''a chi finge di dimenticarlo che questa cosiddetta 'ideologia' e' semplicemente 'natura', e che un tale dato di realta' e di verita' e' solennemente riconosciuto (non fissato, ma lo ripeto riconosciuto come pre-esistente e fondativo) dalla nostra Carta costituzionale che nei ben coordinati articoli 29, 30 e 31 richiama esplicitamente i concetti di 'famiglia naturale', di 'paternita'' e di 'maternita'''.
''Quanto alla spettacolarizzazione della cerimonia – rimarca il direttore di Avvenire – l'abbiamo giudicata con il metro che usiamo sempre in casi analoghi. Tanto piu' che era emersa la solita campagna politico-mediatica, con obiettivi resi subito espliciti dalle dichiarazioni del vicepresidente del Pd, Ivan Scalfarotto''. E se ''Paola Concia annuncia di voler sporgere querela, noi – afferma Tarquinio – facciamo i giornalisti e lo facciamo, da sempre, anche tornando su eventuali imprecisioni o, come in questo caso, completando le informazioni fornite, altri evidentemente fanno piani di guerra mediatica e giuridica''. (
