Sono diversi, a quattro giorni dal voto parlamentare sulla fiducia, gli scenari possibili qualora il governo venga battuto o riesca ad aggiudicarsi alla Camera una fiducia piena o risicata. Scenari che passano inevitabilmente per almeno due punti fermi: l’indisponbilità dell’Udc ad entrare in maggioranza se prima Silvio Berlusconi non si dimette e la tentazione del premier di tornare alle urne addossando la responsabilità della fine anticipata della legislatura a finiani e centristi.
Che cosa prevede la Costituzione. L’aspetto della fiducia del governo viene regolato dall’articolo 94, in base al quale (I comma) ”Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”. Se martedì 14 il governo non avrà la fiducia, il presidente del Consiglio dovrà immediatamente dimettersi nelle mani del presidente della Repubblica che, prendendo atto delle dimissioni, avvia le consultazioni al Quirinale.
Fiducia “sostanziosa”. Se unica è la strada (quella delle dimissioni) nel caso in cui al governo manchi la fiducia in una delle Camere, diverse sono le possibilità se martedì verranno respinte le mozioni di sfiducia dell’opposizione alla Camera e verrà approvata la mozione di fiducia al Senato. In quel caso Silvio Berlusconi potrà andare avanti nel suo mandato. Il presidente del Consiglio potrebbe tentare, da una posizione di forza derivante dal poter contare comunque sulla fiducia nelle due Camere, un’operazione di rilancio e di allargamento della maggioranza.
Un’operazione che, però, non riuscirebbe particolarmente facile: Berlusconi dovrebbe, infatti, andare a bussare alla porta dell’Udc per neutralizzare i finiani. Ma Pier Ferdinando Casini ha sempre puntualizzato che qualsiasi coinvolgimento dei centristi può passare solo per le dimissioni di Silvio Berlusconi e la creazione di un nuovo governo con un nuovo programma. E Berlusconi esclude qualsiasi possibilità di proprie dimissioni, orientandosi al massimo per un rimpasto.
Fiducia risicata. A Palazzo Madama il governo dovrebbe poter contare su una maggioranza sufficiente. Diversa è la situazione alla Camera. Nel caso in cui il governo a Montecitorio respinga la mozione di sfiducia con 312 voti (computando qualche assenza ”fisiologica” come quella delle tre deputate in stato interessante o ”politica” di chi, soprattutto in Fli, decidesse di non rispondere alla chiama) il governo avrebbe tecnicamente la fiducia; per quanto possa essere risicata la maggioranza, non esiste nessun obbligo costituzionale per Berlusconi di andare a dimettersi al Quirinale. Tuttavia, il problema resterebbe: il governo resterebbe sostanzialmente un’anatra zoppa, alla continua merce’ di imboscate in Aula su qualsiasi provvedimento.
La trattativa. Tanto nel caso di una fiducia piena quanto in quello di numeri risicati, si aprirà una trattativa. La sensazione è che Silvio Berlusconi ponga una serie di condizioni talmente difficili da digerire, soprattutto per l’Udc, da rendere impossibile la creazione di una maggioranza solida spianando così la strada al voto anticipato: con una campagna elettorale nella quale Berlusconi, da premier uscente, finirebbe con l’addossare la responsabilità della fine anticipata della legislatura tanto sui finiani quanto sui centristi.
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