da: Il Giornale
Alla inaspettata batosta elettorale, il Pd ha finora reagito annaspando un po’ a casaccio, modello pugile suonato. E si è subito voluttuosamente immerso negli scannamenti interni. Intanto attorno a lui, come attorno ad un dinosauro morente, si affannano gli aspiranti vincitori della guerra evolutiva. Nel confuso calderone del centrosinistra spuntano nuove specie, tipo i «grillini», e nuovi pretendenti alla leadership, ansiosi di dividersi le spoglie del Pd: Di Pietro, appunto, e poi De Magistris e il medesimo Grillo e Vendola, per elencare solo i più noti. Tanti, tutti con percentuali sotto le due cifre e soprattutto tutti caratterialmente o politicamente incompatibili tra loro.
Di Pietro, la cui metamorfosi da re della manetta ad aspirante moderato è stata rapida quanto uno spoglio elettorale, è senza dubbio il più attivo e loquace, in questa fase. Anche se Beppe Grillo si dà da fare a restare in scena: ieri ha annunciato un ricorso contro l’elezione di Formigoni (al quarto mandato) e di Errani (al terzo mandato), in violazione delle regole che non lo prevedono, e poi ha giurato che…
