ROMA, 31 GEN – ''Dopo tanto rumore sulla questione dei collaboratori parlamentari, gli Uffici di presidenza hanno deciso di non decidere. Se va bene, si mantiene lo status quo senza intravedere nessun impegno concreto per il futuro: un'occasione mancata. L'ennesima''. E' quanto dichiarano in una nota i collaboratori parlamentari di Camera e Senato.
''C'era stato detto che il rimborso tramite rendicontazione avrebbe riguardato pochissime voci, fra cui il contratto del collaboratore. Aver individuato invece un ventaglio cosi' ampio e poco definito di categorie per le 'spese di esercizio del mandato' (oltre al collaboratore, consulenze, ricerche, gestione dell'ufficio, utilizzo di reti pubbliche di consultazione di dati, convegni, sostegno delle attivita' politiche) rischia di minare l'intento iniziale di introdurre quella trasparenza che invece l'individuazione di una tipologia di contratto per i collaboratori avrebbe garantito'', si legge nella nota.
''Non rassicurano poi in alcun modo – prosegue – le presunte garanzie individuate per la regolarita' del rapporto di lavoro: la sottoscrizione del contratto da parte di un consulente del lavoro e' esattamente cio' che viene richiesto ora ai parlamentari e non ha impedito in alcun modo ne' l'attuale giungla contrattuale, ne' un'indagine dell'ispettorato provinciale del lavoro di Roma, ne' tantomeno la presenza fra noi di validissimi e qualificatissimi collaboratori-colf''.
''L'impegno per il futuro poi, ci sembra troppo generico e al tempo stesso eccessivamente puntuale – sottolineano i collaboratori parlamentari – La predisposizione di un disegno di legge, infatti, puo' aiutare a definire la figura del collaboratore, ma non e' in alcun modo risolutiva. Ci saremmo aspettati almeno una definizione dei criteri cui ci si intende ispirare per dare una disciplina organica alla nostra figura''.
''Nonostante questo – concludono – ci aspettiamo di essere coinvolti come 'esperti' nella redazione della proposta di legge che pero', giova ricordare, se davvero vorra' ripercorrere il modello europeo, dovra' contenere pochi e qualificanti elementi: individuazione di un fondo vincolato all'assunzione dei collaboratori e gestito, a nome del deputato, dal Parlamento; definizione di una tipologia di contratto – fiduciario ma con garanzie e tutele definite – e individuazione di una sorta di 'reddito minimo' per evitare il proliferare di forme e condizioni di lavoro non sempre dignitose''.