
ROMA – Contro i danni delle Regioni, tra spese illecite dei gruppi consiliari e ambasciate “estere” regionali, una legge per dire basta potrebbe arrivare da Matteo Renzi.
Tra le costose manie delle Regioni, scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, c’è quella della politica regionale estera:
“Perché se la mania regionale di farsi ognuna la propria politica estera con tanto di ambasciate e consolati è precedente alla famosa modifica del titolo V della Costituzione, che ha ampliato in modo sconsiderato le competenze delle Regioni, è proprio da allora che la situazione è degenerata. Con un inutile e talvolta indecente spreco di risorse ed energie umane. Riportare fra le competenze esclusive dello Stato il commercio con l’estero, come prevede il disegno di legge costituzionale di Matteo Renzi pubblicato da qualche giorno sul sito del governo, era dunque il minimo sindacale”.
Col risultato che un Paese che potrebbe vivere di turismo spende milioni e incassa cifre ben al di sotto di quelle che potrebbe fatturare. Ed eccole alcune delle spese:
“Perché è un fatto che nel periodo 2009-2011 secondo Confartigianato le Regioni spendevano mediamente 939 milioni l’anno (!) per la promozione e l’Italia scivolava al quinto posto nella graduatoria mondiale per presenze estere, al sesto per fatturato e addirittura al ventiseiesimo per competitività. Un Paese che potrebbe in gran parte vivere di turismo ne ricava, dice il World Travel & Tourism Council, solo il 4,1% del Prodotto interno lordo. E stendiamo un velo pietoso sul Mezzogiorno, che nel 2012 ha incassato in tutto solo 4 dei 32 miliardi arrivati in Italia grazie ai visitatori esteri. Una vergognosa miseria”.
Nel solo 2012, dice un’analisi di Roberto Perotti pubblicata da lavoce.info , i gruppi consiliari hanno inghiottito 95,6 milioni di euro, 28 mila euro a consigliere in più rispetto a quanto incassato dai gruppi parlamentari della Camera”.
Lo Stato quindi potrebbe fissare gli stipendio degli organi regionali, ma c’è anche chi a Renzi chiede di più:
” Il governatore della Campania Stefano Caldoro, per esempio, non si stanca di ripetere che per lui le Regioni andrebbero abolite. E non è certo il solo a pensarla così. Ci sono poi un paio di cosucce in questo progetto di riforma costituzionale, che fra l’altro stabilisce una volta per tutte l’abolizione delle Province, le quali non convincono fino in fondo. Per esempio si ribadisce che la sanità è di competenza regionale: anche se è ormai chiaro che proprio quella è la nota dolente, e forse sarebbe arrivato il momento di riconoscere che la regionalizzazione decisa 35 anni fa non ha funzionato. Come stanno a dimostrare i dati sulla qualità del servizio sanitario, diversissimi da Regione a Regione. Inoltre, il disegno di legge riconosce alle Regioni la «salvaguardia» dell’interesse regionale in tema di formazione professionale. Un autentico buco nero, in particolare al Sud, dove si traduce quasi sempre in un grande business solo per i formatori. In un decennio la Regione siciliana ha speso per la formazione professionale 4 miliardi di euro e il tasso di disoccupazione giovanile in Sicilia è salito al 42 per cento”.
