“Non credo giovi a nessuno questo scontro sistematico su tutto, alimentato ad arte, e cercato come fine a se stesso. Sono persuaso che la crisi economica imponga misure condivise e pesi equamente ripartiti se non vogliamo sciupare quella risorsa a beneficio di tutti che è la coesione nazionale”.
In una lunga intervista sul Corriere della Sera, il cardinale Angelo Bagnasco riflette sulla situazione del Paese: “Quando la polemica prende il sopravvento sui problemi reali della gente, come ad esempio l’occupazione o la sanità, la politica smarrisce il suo fine. Il rischio viene da lontano e certamente il bipolarismo ha enfatizzato, ma non creato la nostra atavica tendenza a dividerci piuttosto che ad affrontare le questioni nodali del Paese”. Ma il punto è che “nessuno che abbia un minimo di buon senso può pensare di avvantaggiarsi dei disastri altrui”.
Il cardinale Bagnasco nega divisioni tra Cei e segreteria di Stato: “Personalmente non vedo in atto degli scontri nella Chiesa, tantomeno tra le Cei e la Santa Sede. So piuttosto che c’é una sorta di divisione dei compiti che corrisponde alla diversa fisionomia delle due realtà”. Comunque “non esiste una Chiesa dell’era Ruini e oggi una Chiesa dell’era Bagnasco perché la Chiesa anzitutto appartiene solo a Gesù Cristo”.
Bagnasco poi rivendica che la Chiesa continuerà a intervenire sulla scena pubblica: “Non può tacere. Sarebbe peccato di omissione”.
Nell’intervista, Bagnasco affonta anche i temi d’attualità. Il problema dell’immigrazione, dice il cardinale, “non può essere risolto nel chiuso del nostro Paese perché si tratta di un fenomeno globale che esige una risposta concertata. Penso che l’Europa non possa rinnegare le sue radici cristiane che ne hanno fatto storicamente una terra di passaggio e di progressiva integrazione”.
Tutto dipende, ma né Bagnasco né l’intervistatore ne parlano, da dove si collocano quelle radici. Se la data coincide con la cristianizzazione dell’Europa del nord est a fil di spada (Carlo Magno e cavalieri teutonici, ad esempio) forse è meglio far finta di niente.
Quanto all’omofobia, “la Chiesa non è contro nessuno, tantomeno contro le persone, di qualsiasi orientamento sessuale esse siano. La violenza e l’aggressione sono sempre gratuite e inaccettabili”. Anche questo è un passo avanti: il vescovo di Genova avrà certamente letto che un povero bresciano, Jacopo Bonfadio, chiamato a scrivere una storia della Repubblica genovese, venne invece decapitato in carcere e poi pubblicamente cremato per pedofilia. All’epoca il delitto prevedeva la morte e l’incinerazione, proprio per farne sparire ogni traccia. Anche se la legge applicata era quella della Repubblica di Genova, la Chiesa era pienamente d’accordo perché la stessa pena valeva per l’eresia. La presa di posizione di Bagnasco è una importante apertura.
Bagnasco respinge, invece, l’ora di religione islamica a scuola: “La conoscenza del fatto religioso cattolico é condizione indispensabile per la comprensione della nostra cultura e per una convivenza più consapevole e responsabile”, ma “non mi pare che l’ora di religione ipotizzata corrisponda a questa ragionevole e riconosciuta motivazione”.
Infine, Bagnasco assicura che per il nuovo direttore di Avvenire “la scelta è vicina”.
