PONTIDA (BERGAMO) – Tutti, attorno a Umberto Bossi. Sul 'sacro prato' di Pontida al leader della Lega Nord e' stata data carta bianca per parlare a nome del popolo 'padano' e ''fare pressione sul centralismo romano''. Dopo la frenata nei consensi elettorali e le ''sberle'' prese nelle urne, non era scontato che i militanti rispondessero in massa all'appello: ma il colpo d'occhio di una spianata satura di camicie e bandiere verdi ha smentito le previsioni di chi intravedeva un distacco della Lega dalla sua gente. ''Sara' Bossi a dirci che cosa fare'', sembravano dire all'unisono i militanti del Carroccio che dall'alba sono arrivati con auto, pullman a noleggio e persino una carovana di ciclisti guidata da un altro Bossi, il figlio Renzo. E, a sentirli a fine giornata mentre arrotolavano le bandiere per fare rientro a casa, non sono rimasti delusi dal discorso che il 'Capo' ha rivolto ai suoi. Almeno 80mila, ha stimato Roberto Calderoli, sono stati i partecipanti al raduno, arrivati da tutte le regioni del nord e da Toscana, Umbria e Marche. Tutti convinti che ''questo e' un momento decisivo''. Perche' la Lega e' al governo, ha avuto il federalismo fiscale, ma alle urne paga il suo ruolo di alleato fedele e accomodante di Silvio Berlusconi.
Proprio il futuro del legame col Pdl era l'incognita maggiore con cui i leghisti si sono presentati a Pontida. ''Basta con Berlusconi, solo promesse e niente soluzioni'', recitava il cartello di due giovani militanti della zona. ''Meglio soli – spiegava uno di loro – che male accompagnati''. ''Stai zitto, non dire queste cose, almeno finche' sei qui'', gli ribatteva davanti a tutti una leghista comasca. Favorevoli e contrari all'alleanza con Berlusconi: si divideva cosi' il pratone di Pontida. I primi a dire ''che senza il Pdl la Lega non avrebbe i voti e la voce per cambiare il paese'', i secondi a replicare ''che si perde solo tempo dietro a un premier che pensa ad altro''. Ma proprio nella fiducia in Bossi tutti, alla fine, si sono ritrovati uniti.
Applausi, ovazioni a suon di 'Bossi, Bossi', 'secessione' e 'Padania libera' hanno scandito il discorso del leader. Il popolo di Pontida ha sfoderato con orgoglio tutto il suo repertorio. Dalle bandiere storiche agli elmi dotati di corna, fino alle magliette col Senatur raffigurato alla maniera di Che Guevara. Un solo co-protagonista ha avuto oggi il leader della Lega: Roberto Maroni. L'''amico fraterno'' con cui Bossi, a fine anni 70, avvio' la sfida autonomista da Varese e' stato acclamato dal popolo di Pontida con un calore condiviso col solo Calderoli. ''Maroni presidente del Consiglio'', invocava un maxi striscione. Uno slogan che compariva su piu' di un cartello fra quelli sostenuti dalla folla e rivolti al ministro dell'Interno, l'unico sul palco a indossare completo scuro e cravatta (verde).
