Il procuratore capo della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, accusato da una sua sostituta di aver voluto soffocare le indagini sulla Protezione civile, nelle quali è anche coinvolto il procuratore aggiunto, ora dimesso, Achille Toro, è andato al contrattacco e, in merito agli articoli apparsi sui quotidiani Corriere della Sera e Repubblica, ha annunciato di aver presentato querela: «Si tratta di articoli diffamatori, titoli che non rispecchiano il reale contenuto dei verbali».
Ha detto Ferrara: «Rivendico di aver lavorato rispettando sempre le prerogative e il potere – dovere che mi riconosce l’ordinamento giudiziario nel ruolo che rivesto di procuratore capo».
Negli articoli di Corriere e Repubblica vengono riportati i verbali degli interrogatori fatti dai magistrati di Perugia al pm di Roma, Assunta Cocomello, titolare dell’inchiesta romana sui grandi appalti, e a due ufficiali dei carabinieri del Noe.
Secondo Ferrara “si tratta di articoli diffamatori, titoli che non rispecchiano il reale contenuto dei verbali”. Ferrara ha inviato, per conoscenza, il testo delle querele anche al Csm, al ministro della Giustizia, alla Procura generale della Cassazione e della Corte d’Appello.
«Ho esercitato le mie prerogative, ho fatto ciò che la legge mi impone: non accetto che si lancino sospetti sul fatto che io sia amico di Toro. Non ho mai parlato di opportunità politica rispetto all’indagine né ho mai incontrato gli ufficiali del Noe che ho proceduto a querelare. Siamo in presenza di manipolazioni giornalistiche fatte non so per quale scopo».
Riferendosi all’ex procuratore aggiunto indagato per i reati di corruzione, favoreggiamento e rivelazione di notizie, Ferrara ribadisce che “se qualcuno sbaglia, come ha sbagliato, i suoi errori non possono ricadere sull’intera procura, su tutto l’ufficio. Siamo in presenza di una vicenda personale e circoscritta”. Il procuratore capo afferma inoltre che la pubblicazione di questi articoli lo “colpisce a livello di immagine. In questa vicenda ho preteso il rispetto delle regole sulla competenza territoriale, sul coordinamento tra uffici e sul segreto investigativo, oltre ad esercitare il potere-dovere di capo dell’ufficio”.
Secondo quanto pubblicato oggi, in merito all’inchiesta sugli appalti per il G8 e la Maddalena, la procura di Roma si spaccò sulla necessità di intercettare Angelo Balducci, Mauro della Giovampaola e Diego Anemone, le figure chiave su cui ruota l’inchiesta condotta dalla magistratura di Firenze.
Negli articoli vengono riportati i verbali degli interrogatori fatti dai magistrati di Perugia al pm di Roma, Assunta Cocomello, in quanto titolare dell’inchiesta romana sui grandi appalti, e a due ufficiali dei carabinieri del Noe. «Ferrara e il procuratore aggiunto Toro (coinvolto nell’ inchiesta e dimessosi dalla magistratura) – ha raccontato il pm Coccomello ai magistrati di Perugia – segnalavano la necessità di individuare il passaggio delle somme di denaro per supportare la sussistenza di indizi» di corruzione; «al massimo individuavano elementi per individuare un abuso di ufficio».