ROMA- ''Ricostruire i rapporti'' dell'on. Marco Milanese con ''esponenti della Guardia di Finanza'': e' questa la ragione per la quale il pubblico ministero di Napoli, Vincenzo Piscitelli, ha chiesto alla Camera l'autorizzazione ad acquisire i ''tabulati di utenze telefoniche'' in uso al parlamentare. I rapporti tra le Fiamme Gialle e il deputato del Pdl di cui e' stato chiesto l'arresto – a sua volta ufficiale della Gdf in congedo (dal 2004), prima aiutante di campo e poi stretto collaboratore del ministro Tremonti – sono del resto diventati l'oggetto principale dell'inchiesta.
Un'inchiesta che sembra puntare piu' in alto rispetto ai singoli episodi di corruzione e di rivelazione di segreto d'ufficio contestati a Milanese nel capo d'imputazione. Non ci sarebbe, insomma, soltanto il 'caso Viscione' (l'imprenditore che avrebbe pagato per ottenere i favori di Milanese e che poi, stufo, e' diventato il suo principale accusatore). Il deputato indagato, scrive infatti lo stesso gip nell'ordinanza, ''ha strette e frequenti relazioni'' con i vertici della Gdf che gli hanno consentito di ''accedere alle notizie coperte da segreto'' in un contesto ''verosimilmente piu' ampio di quello evidenziato dai rapporti con il Viscione''.
Le attivita' di indagine dovranno quindi ''essere tese ad individuare gli esponenti che hanno comunicato al Milanese o a persone a lui vicine le notizie relative alle investigazioni e che hanno poi operato per rallentare le indagini o manipolarne gli esiti, partecipando probabilmente alla ripartizione delle somme corrisposte a tal fine'' dagli imprenditori al parlamentare del Pdl. Ma non solo. I pm stanno anche indagando sulle presunte ''cordate'' all'interno del Corpo della Gdf, di cui ha parlato il ministro Giulio Tremonti, sentito dagli inquirenti anche su un colloquio intercettato (che gli e' stato fatto ascoltare) tra il premier Silvio Berlusconi e il capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi. Secondo Milanese sarebbe stato proprio il generale Adinolfi – indagato per rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4, che si intreccia con questa – a far arrivare a Luigi Bisignani notizie dell'inchiesta della procura. Particolare smentito con forza da Adinolfi, anche durante un drammatico confronto con Milanese.
Proprio in questo contesto va letta la richiesta di acquisizione dei tabulati di Milanese inoltrata dalla procura di Napoli alla Camera: due numeri di cellulare, uno Wind e l'altro Tim, intestati al Ministero dell'Economia e delle finanze, come risulta da una nota della Digos di Napoli allegata alla documentazione trasmessa a Montecitorio (nella quale si cita anche l'utenza di Milanese presso la Camera dei deputati).
Nell' 'Ordine di esibizione e consegna' ai gestori Wind e Tim – provvedimento sospeso in attesa del via libera della Camera – il pm ritiene ''necessario'' ''acquisire i tabulati delle comunicazioni in entrata e in uscita sulle utenze in uso all'indagato Milanese Marco'' proprio ''al fine di ricostruire i rapporti dallo stesso intrattenuti con esponenti della Guardia di Finanza nel periodo 1 gennaio 2010-1 maggio 2011''. Insieme ai tabulati, la procura di Napoli ha chiesto alla Camera anche l'autorizzazione a perquisire alcune cassette di sicurezza in uso a Milanese, che sono gia' state sequestrate dagli inquirenti, ma non aperte. ''Vi e' fondato motivo di ritenere che presso le cassette di sicurezza indicate…possano trovarsi beni e valori di provenienza delittuosa''.
Nel 'decreto di sequestro preventivo' la procura ricorda che ''sono stati gia' accertati piu' episodi corruttivi posti in essere dal Milanese''. Ma non solo: ''Sono state accertate – prosegue Piscitelli – disponibilita' da parte del Milanese di oggetti preziosi ricevuti in corrispettivo di accordi corruttivi ed altri dei quali non e' confermata l'origine lecita asseritamente attribuitagli''. L'obiettivo dei magistrati napoletani e' indicato chiaramente: ''ricercare gli oggetti e i valori compendio di reato'' ricevuti ''in corrispettivo di accordi corruttivi'' e che, in quanto tali, ''vanno sequestrati''. In attesa dell'autorizzazione, la procura di Napoli ha in ogni caso disposto il sequestro delle cassette: ''vi e' il fondato motivo – scrive Piscitelli – che il Milanese possa asportare quanto eventualmente ancora contenuto … e conseguentemente frustrare le finalita' della perquisizione'.
Nella 'Relazione sui rapporti bancari intrattenuti dal Milanese' contenuta negli atti, il consulente Evelino Mancini indica quattro cassette di sicurezza: due presso la sede del Credito Artigiano a Milano in piazza San Fedele aperte entrambe il 14 gennaio 2008; una presso la sede di Roma in via Marmorata, aperta il 18 dicembre 2009 e una presso la 'Sede di Roma' aperta il 31 luglio 2009. ''E' ovvio – scrive – che sarebbe anche importante ispezionare le varie cassette di sicurezza''.