ROMA, 16 GIU – Numerose intercettazioni inutilizzabili e il capo d'accusa piu' grave, quello di associazione a delinquere, caduto per mancanza di ''indizi sufficientemente gravi''. Non tutte le richieste che i pm di Napoli Henry John Woodcock e Francesco Curcio hanno sollecitato nei confronti degli indagati nell'inchiesta P4 sono state accolte dal gip di Napoli Luigi Giordano. Anzi.
Se i pm reclamavano la custodia cautelare in carcere di tutti e quattro i principali indiziati (l'ex giornalista e faccendiere Luigi Bisignani, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, il sottufficiale del carabinieri Francesco Giuseppe La Monica e l'assistente di polizia Giuseppe Nuzzo), il gip ha dato parere favorevole solo per La Monica (nel frattempo fuggito in Senegal) e per Papa, mentre Bisignani e' finito ai domiciliari e soltanto per favoreggiamento. Resta in liberta', invece, Nuzzo.
Certo – scrive il gip in uno dei passaggi della sua richiesta trasmessa alla Camera per chiedere l'arresto di Papa, indagato di favoreggiamento, corruzione, concussione ed estorsione – ''genera perplessita''' che una persona come Bisignani, condannata per finanziamento illecito dei partiti e appropriazione indebita per reati commessi fino al 1991 nonche' per corruzione datata luglio 1993, ''possa godere di un enorme credito da parte di appartenenti delle Istituzioni e di una cosi' fitta ragnatela di contatti''. Si tratta, pero', di ''una rete di rapporti'' nella quale Bisignani ''opera in modo disinvolto'' e che ''non sembra estendersi anche al parlamentare Papa''. Diversamente da quanto sostenuto dai pm, dunque, il gip non ha rilevato indizi sufficienti a sostenere ''la costituzione di un vincolo associativo tra Papa e Bisignani, un legame tendenzialmente stabile o duraturo''.
Insomma, quel programma comune tra tre o piu' persone che giustifica l'associazione a delinquere (art. 416 del codice penale) non e' al momento riscontrabile. E altrettanto vale per la presunta violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, riferita – scrive il gip – ai rapporti degli indagati ''con Gianni Letta e la presidenza del Consiglio dei ministri, quelli con l'Eni, con altri esponenti del governo, con i vertici dei servizi di sicurezza, con la Rai e Dagospia''.
Scartata l'ipotesi di un vincolo associativo, il gip e' convinto che ''Papa, per accreditarsi nei confronti di Bisignani, persona dotata di autorevolezza e di rispetto da parte di diversi uomini delle Istituzioni'', si sia ''prestato a cedergli notizie coperte da segreto istruttorio'', trovando in queste informazioni ''una sorta di merce di scambio''. Dal canto suo, l'ex giornalista ha utilizzato ''per un proprio interesse'' le notizie che il parlamentare del Pdl e magistrato in aspettativa gli forniva, specialmente quelle su Stefania Tucci, la commercialista alla quale Bisignani era legato sentimentalmente, sul socio di questa, Alessandro Bonadini, oppure ''su Borgogni, dirigente di Finmeccanica, impresa di cui e' amministratore delegato il cognato dello stesso Bisignani''.
E ancora: tra gli episodi di corruzione contestati all'ex vice capo di gabinetto ed ex capo degli Affari civili del dicastero di Via Arenula sotto i ministri Castelli e Mastella, il gip ritiene che non sia ''sufficientemente provato'' che la rivelazione del segreto istruttorio ''sia stata effettivamente retribuita con la promessa dell'inserimento di Papa nelle liste elettorali'' del Pdl nel 2008: il parlamentare di cui ora si chiede l'arresto ha infatti ''ricercato ed avuto anche altri autorevoli sostenitori'', tra i quali viene citato pure Cesare Previti.
C'e' poi un intero capitolo che il gip dedica alle intercettazioni allegate alla richiesta dei pm e che invece, a suo giudizio, non sono utilizzabili ''neppure nei confronti dei terzi indagati''. E questo perche', viste le sentenze della Corte Costituzionale che si sono succedute dal 2007 ad oggi, e' possibile usare nei confronti di terzi gli ascolti di conversazioni con parlamentari purche' queste siano ''casuali o fortuite''. Le intercettazioni del deputato del Pdl hanno cessato di essere fortuite a partire dal 10 settembre 2010, quando i pm – scrive il gip – ''hanno avuto cognizione che l'utenza intestata a Paola Adriano era usata da Alfonso Papa''. Se il gip, in un'ottica garantista, non accoglie diverse delle richieste dei pm, tuttavia rileva che l'inchiesta sulla P4 ''piuttosto che sulle intercettazioni si fonda su materiale probatorio 'tradizionale', costituito dalle dichiarazioni delle vittime rispetto alle quali sono stati raccolti, in modo accurato e scrupoloso, numerosi e solidi riscontri, sovente di natura documentale''.