Inchieste e Berlusconi, l'"accompagno coatto" agita la Camera

ROMA, 16 SET – Accompagnamento coatto di Silvio Berlusconi davanti ai magistrati della procura di Napoli. La sola ipotesi, fa tremare i polsi alla politica. Eppure man mano che ci si avvicina alla giornata di domenica, alla 'scadenza dell'ultimatum' dato dai pm partenopei al premier per essere ascoltato come parte lesa nell'ambito dell'inchiesta Tarantini, nelle Aule parlamentari si inizia a fare i conti con lo scenario più nefasto. Perché nel caso, servirebbe l'autorizzazione della Camera. E non solo il Pdl solleva barricate (''un atto abnorme''): qualche perplessità emerge anche nell'opposizione.

Tutti concordano sul fatto che per poter mandare la polizia a prelevare Berlusconi per farlo testimoniare, ci sia bisogno dell'autorizzazione di Montecitorio. Per il resto, la speranza diffusa è che sia lui stesso a presentarsi ai pm e togliere tutti dall'imbarazzo di trattare un caso così spinoso. Per il quale non ci sono neanche precedenti cui appigliarsi.

Non è mai successo, infatti, che la giunta per le Autorizzazioni dovesse pronunciarsi sull'accompagnamento coatto di un parlamentare. Con l'eccezione del caso di Vittorio Sgarbi e Tiziana Maiolo, per i quali la Camera negò l'autorizzazione. Ma in quel caso Sgarbi era chiamato come indagato e non come testimone.

Per il resto, si ricordano le richieste arrivate dalle procure per Umberto Bossi, Niccolò Ghedini e Maurizio Gasparri, ma tutti loro hanno scelto di presentarsi ai pm spontaneamente, prima che il Parlamento dicesse la sua.

Tace per ora il presidente della Giunta della Camera, Pierluigi Castagnetti. Non si pronuncia il ministro della Giustizia Nitto Palma. Ma ha già le idee chiarissime il Pdl. Che non solo con Maurizio Paniz invita il premier a non testimoniare, ma con Enrico Costa fin d'ora annuncia che l'autorizzazione della Camera non sarà data, perché ''c'è un fumus persecutionis all'ennesima potenza'' per ''l'accanimento'' di chi fa ''di tutto per far apparire Berlusconi reo''.

L'accompagnamento coattivo sarebbe ''un provvedimento abnorme'', secondo Costa. Con lui concorda il leghista Luca Paolini, che al contrario dei pidiellini non vede nulla di strano nel fatto che il premier testimoni spontaneamente, ma come loro pensa che l'accompagnamento ''sarebbe gravissimo''.

Intanto dall'opposizione emergono le perplessità dell'Udc. Pier Ferdinando Casini aveva definito un ''errore'' la scelta di Berlusconi di non presentarsi ai pm. Ma ciò non toglie che, spiega Pierluigi Mantini, l'intervento coattivo sia da evitare, perché ''segnerebbe una sconfitta per politica e diritto''.

Da parte sua, il Pd con Donatella Ferranti attacca il premier sul piano politico, definendo ''non ammissibili'' gli ''arzigogoli giuridici'' e ''i silenzi di Berlusconi''. Ma frena sull'ipotesi che davvero arrivi una richiesta di accompagnamento coatto. ''E' una forzatura giornalistica, una ipotesi prevista nei moduli che si utilizzano nelle procure, ma in questo caso un po' ingigantita. Anche perché non si tiene conto che la procura ha dato la disponibilità a sentire il premier nella sua sede. E allora non vedo di quale accompagnamento ci sarebbe bisogno''.

Di tutt'altro avviso l'Idv Federico Palomba, che dice no ai ''privilegi ad personam'' e definisce l'eventuale atto dei pm ''giustificatissimo su un piano tecnico e politico''. Mentre Nino Lo Presti (Fli), che auspica il premier si presenti di persona, già valuta che in caso di richiesta dei pm ''non ci sarebbe fumus persecutionis, perché Berlusconi verrebbe ascoltato come testimone. E l'obbligo di testimoniare vale per un deputato come per qualunque cittadino''.

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Maria Elena Perrero