Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, torna a difendere il ddl intercettazioni mentre, dice ad Agrigento: “Il centrosinistra è ripiegato su una posizione culturalmente conformista ed è affiancato a pm e giornalisti che difendono le intercettazioni che hanno portato ad abusi”.
“I giornalisti e i magistrati hanno gli strumenti per difendersi, mentre i cittadini no – ha aggiunto – Noi realizziamo la prima vera separazione delle carriere tra alcuni giornalisti e alcuni magistrati: nel parlamento europeo è stata presentata una richiesta di discussione su questo argomento. La corte di giustizia europea riconosce il diritto alla privacy e alla riservatezza delle comunicazione e del domicilio”.
Il ministro, già designato delfino di Berlusconi, non crede che ci siano possibilità per modificare il testo visto che “il ddl sulle intercettazioni è in parlamento da due anni e realizza un punto centrale del nostro programma elettorale”. Pertanto prosegue Alfano “non è un capriccio della maggioranza avevamo detto che intendevamo limitare e punire severamente l’abuso della pubblicazione delle intercettazioni che nulla hanno a che vedere con le indagini”. “In questo lasso di tempo – ha detto il Guardasigilli – abbiamo riflettuto e approfondito i temi del provvedimento. Abbiamo modificato la durata delle intercettazioni da 60 a 75 giorni. E adesso potranno essere superati di altri tre giorni alla volta se vi sono delle emergenze certificate”.
A chi sostiene che questa è una legge bavaglio per la stampa, Alfano risponde senza dubbi: “Non è vero che non si potrà pubblicare nulla con la legge sulle intercettazioni. I fatti si potranno raccontare sempre e gli atti si potranno rendere noti per riassunto. Non si potranno però sbattere sui giornali le notizie che nulla hanno a che fare con le indagini e che se pubblicate nel corso delle indagini rischiano di fare danno alle inchieste giudiziarie”. “Noi non intendiamo offendere o difendere – ha aggiunto – alcuna lobby ma tutelare la riservatezza dei cittadini”.
