
CATANZARO – Un nuovo reato bavaglio: quello di “Pubblicazione arbitraria di intercettazioni”, e mai più trascrizioni integrali, siano esse telefoniche, video o epistolari, nei provvedimenti dell’autorità giudiziaria se non nelle sentenze o a meno che “la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova”. Queste le proposte avanzate dal pm Nicola Gratteri, a capo della Commissione per la revisione della normativa antimafia.
Le norme, rese note dall’agenzia Ansa e che ora passeranno al vaglio del governo, giungono proprio nel giorno in cui si sono riaccese le polemiche per le trascrizioni sui giornali anche di persone estranee alle indagini. L’ultimo caso è quello di Massimo D’Alema, il cui nome è finito sui giornali perché citato nelle intercettazioni dell’inchiesta sugli appalti alla coop rossa a Ischia. Motivo per cui l’ex presidente del Consiglio si è detto “indignato”.
Le misure proposte da Gratteri, rientrano in un gruppo di disposizioni,
“volto ad apprestare un insieme di garanzie volte a colmare delle macroscopiche lacune che sono emerse nella prassi in un’ottica di ‘effettività’ tanto del diritto di difesa, quanto di quello alla riservatezza delle comunicazioni”.
E’ in questa direzione che si inserisce “l’inedito divieto”, come lo chiama lo stesso procuratore aggiunto di Reggio Calabria, all’autorità giudiziaria a inserire integralmente i testi delle intercettazioni. Mai più copia incolla, a vantaggio di
“una tutela rafforzata del diritto di privacy, eliminando il fenomeno negativo della divulgazione, proprio tramite gli atti dell’autorità giudiziaria, del contenuto di informazioni che esulano l’accertamento processuale”.
L’obiettivo perseguito da Gratteri è quello di porre
“un deciso e serio sbarramento alla possibilità che la lesione alla sfera riservata degli intercettati possa trovare la sua origine nell’attività di impiego procedimentale o processuale dei risultati delle intercettazioni”.
A tutela della difesa, Gratteri prevede il diritto per gli avvocati di ottenere copia dei risultati delle intercettazioni e dei verbali delle operazioni, anche se non sono stati ancora depositati, appena sia stata notificata o eseguita un’ordinanza che dispone una misura cautelare personale.
La commissione prevede l’inserimento nell’articolato di due nuovi mezzi di ricerca della prova “perfettamente funzionali alle esigenze di efficienza delle indagini”, le intercettazioni epistolari e le intercettazioni in video. Ma tra le norme che andranno al vaglio del Governo, Gratteri ha inserito anche la previsione che siano disposte quando sussistono “indizi di reato” e l’intercettazione “è necessaria per lo svolgimento delle indagini”.
Un passaggio per “superare il regime speciale che contraddistingue i reati di criminalità organizzata”. Anche perché, scrive Gratteri,
“la ricerca della prova non richiede mezzi diversificati a seconda del tipo di reato cui si riferiscono le indagini”.
