Intercettazioni, no al carcere per giornalisti e alle sanzioni per gli editori: è il ddl Casson-Finocchiaro

ROMA – Niente carcere per i giornalisti. Né sanzioni per editori (nel testo originario ci sono, ma poi sono state eliminate). Istituzione di un archivio riservato. Da 1 a 4 anni di carcere per chi 'sveli' atti coperti da segreto dei quali sia venuto a conoscenza in ragione del proprio lavoro. Illeciti disciplinari gravi per magistrati che non cancellino le intercettazioni irrilevanti.

Sono questi alcuni dei punti cardine del ddl presentato il 21 luglio 2008 a Palazzo Madama dai senatori Pd Anna Finocchiaro e da Felice Casson.

Il testo, che per il segretario del partito Pier Luigi Bersani, potrebbe diventare una base di discussione per la riforma delle intercettazioni, prevede, tra l'altro, dei momenti di 'filtro' in cui Pm e Gip 'separano' le intercettazioni rilevanti da quelle che non lo sono. Queste ultime dovranno essere 'chiuse' nell'archivio riservato e non potranno mai essere pubblicate. Quelle rilevanti, potranno finire sui giornali, ma solo dopo essere state comunicate alle parti.

Questi alcuni dei temi affrontati dal ddl:
– LIMITE DI DURATA DELLE INTERCETTAZIONI – Salvo che per i reati più gravi come mafia e terrorismo, la proroga degli ascolti non potrà superare i 3 mesi. A meno che non emergano nuovi elementi di prova. Non più di due proroghe per le 'cimici', salvo emergano nuovi elementi investigativi.

– MENO CENTRALI DI ASCOLTO – Le registrazioni si faranno con impianti installati in ogni distretto di Corte d'Appello. Gli ascolti, con centrali realizzate presso la Procura o, se il Pm autorizza, presso i servizi di polizia giudiziaria.

– 'SELEZIONE' INTERCETTAZIONI – Prima il Pm, poi il Gip avranno il potere-dovere, ogni qualvolta si dovranno depositare degli atti, di selezionare le intercettazioni. All'inizio non ci sarà una vera udienza per evitare lungaggini. Ma il giudice potrà sentire le parti senza formalità. Quelle rilevanti verranno depositate in segreteria. Quelle irrilevanti, che non potranno mai essere pubblicate, nell'archivio riservato. Le parti potranno avere cognizione di ogni cosa.

– ARCHIVIO RISERVATO – Il Pm vi deve custodire verbali e registrazioni. I difensori potranno accedervi solo per verificare il materiale acquisito e chiedere integrazioni. Gli ascolti irrilevanti saranno distrutti, con accordo delle parti, in caso di prescrizione o quando la sentenza passerà in giudicato. Nel dibattimento alcune di quelle irrilevanti potranno essere acquisite se il giudice lo riterrà necessario. I documenti 'assolutamente estranei' al procedimento potranno essere distrutti prima, salvo in casi di mafia o terrorismo. Il procuratore nomina un responsabile dell'archivio che dovrà comunicargli ogni 2 mesi l'elenco delle operazioni che si protraggono oltre i 3 mesi. Il procuratore ogni anno riferirà al Guardasigilli anche sulle spese di gestione.

– DIVIETI – No alla pubblicazione di conversazioni, comunicazioni informatiche o dati su traffici telefonici fino alla fine della indagini preliminari. Le 'talpe' in Procura rischiano da 1 a 4 anni di carcere. Se la 'fuga' di notizie avviene per colpa, la pena è fino a 1 anno. Se commessa da Pubblico Ufficiale o incaricato di pubblico servizio, da 2 a 6 anni o da 1 a 2 anni. Chi viola il segreto imposto dal Pm rischia da 1 a 2 anni. Chi prende visione di atti secretati è punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Per chi rivela il contenuto di documenti raccolti illecitamente la condanna è da 1 a 4 anni. Se si tratta di P.U, da 1 a 5 anni.

– GIORNALISTI – Per loro niente carcere, ma ammende da 500 a 10.000 euro. Previste sanzioni disciplinari.

– INTERVENTO URGENTE A TUTELA ONORABILITA' PERSONE – E' un nuovo istituto al quale si ricorre con procedura d'urgenza (ex art.700) nel caso in cui vengano pubblicate notizie false.

Published by
Maria Elena Perrero