La cocaina, Natalie, Blenda, i contanti. I dieci “non ricordo” e “non so” di Marrazzo

E’ un po’, anzi tanto, uno “sparare sulla Croce Rossa” ma la lettura delle ultime dichiarazioni rilasciate da Piero Marrazzo ai magistrati inquirenti mostra, documenta e attesta di un teste reticente, impreciso, barricato dietro una selva di «non ricordo» e impegnato nella in fondo stucchevole impresa di apparire solo e soltanto come una vittima.

«Devo fare alcune precisazioni…nell’abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e violenza…Mi impedirono di tirare sù i pantaloni che mi stavo levando e che fui costretto ad appendere, in tal modo per il mio abbigliamento mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione…Preciso che la somma che avevo nel portafogli era di soli 3000 euro, mille e non tremila come ho detto in precedenza li ho poggiati su un tavolinetto, gli altri 2000 erano rimasti nel portafoglio per le mie necessità, non dovevo in altri termini consegnarli a Natalie. Successivamente come ho detto la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri…Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza…». Confuso dice Marrazzo, confuso nelle prime dichiarazioni rese ai magistrati a più di tre mesi dal giorno dell’irruzione, a più di tre mesi dal giorno del comprensibile choc, uno choc che dura più di tre mesi.

«Non so dire con precisione da quanto tempo conosco Natalie». Natalie invece ricorda da quanto tempo e dice sia da tanto tempo.

«Non ricordo dove sono andato una volta uscito il 3 luglio dall’appartamento di Natalie, per il mio forte stato di stress». È il 2 novembre e non lo ricorda ancora, perdura dunque lo “stato di stress”.

«Non ricordo se ho successivamente telefonato a Natalie per chiederle di raggiungermi a casa».

«Non so se Natalie nel 2009 abbia trascorso qualche tempo in Brasile, essendo i miei rapporti con Natalie del tutto sporadici e occasionali…».

«Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri».

«Ho avuto incontri di questo tipo con un’altra persona, un certo Blenda (sic), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare. Nell’occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato un altro trans di cui non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».

«Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi dovuto all’assunzione occasionale della cocaina non mi mette nella condizione di saperlo».

«Non ricordo se ho dato a Natalie degli assegni per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitemi in cambio di contanti…».

Qui, in questo ultimo «non ricordo» c’è la confessione indiretta ma chiara che tutti gli altri «non ricordo» non sono affidabili. Si può non ricordare, sotto l’effetto della cocaina se qualcuno ti filma o fotografa. Ma come si può «non ricordare» se in una frequentazione durata mesi non si è mai pagato con un assegno eventualmente poi restituito? O è sì o è no, il «non ricordo» è fratello gemello del non voglio dire.

Un teste reticente e inaffidabile non vuol dire un colpevole. Marrazzo continua a non dire tutta la verità ma questo non è certo un reato. Però questo suo difendersi con ogni mezzo, questo suo prolungato divorzio dalla verità piena e dalla realtà vissuta impediscono di poterlo considerare quel lui chiede di essere riconosciuto: una vittima e solo una vittima. Inconsapevole forse di quel che gli accadeva intorno, inconsapevole certo di quel che faceva e delle responsabilità, umane e non penali, che ne conseguono.

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Mino Fuccillo