“Non li ho ordinati io, non sono gli aerei di La Russa. E’ una storia che comincia negli anni ’80, una scelta fatta in un certo scenario geopolitico. Io tra aerei, portaerei e tutto il resto sto ancora pagando 21 miliardi di ordini vecchi”. In un momento di tagli alla spesa pubblica, il ministro della Difesa Ignazio La Russa spiega i conti pagati dall’ Italia per le armi, che fino al 2026 ammontano a 29 miliardi di euro.
In un’ intervista telefonica con il Giornale, La Russa afferma di aver ridotto le spese per gli armamenti di 5 miliardi, anche se “Tremonti non mi ha chiesto nulla”. Sono tagli, sottolinea, che “non rientrano nella contabilità ordinaria. Si tratta di spese che vengono suddivise nel corso degli anni. Mi auguro che Tremonti ne tenga conto”, per gli stipendi e le spese d’addestramento dei soldati. Il ministro sottolinea la necessità di “razionalizzare le forze armate”. Ci sono “troppi generali, troppi marescialli e pochi soldati. A noi i soldati servono e vanno assunti. Non possiamo mica mandare in Afghanistan un maresciallo di sessant’anni”. In Afghanistan, aggiunge, “nel 2013 tutte le operazioni verranno svolte dalle forze afgane. Questo non significa automaticamente il ritiro, ma gradualmente si va verso il disimpegno”.