ROMA – I servizi segreti italiani, a detta di qualcuno, non si sarebbero comportati in maniera impeccabile nella vicenda che ha portato all’uccisione dell’ostaggio Franco Lamolinara in Nigeria. Scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera che uno dei personaggi più discussi è diventato il generale Adriano Santini: avrebbe dovuto essere lui, dice la giornalista, a essere “in prima fila” in Nigeria, e invece l’operazione è stata portata avanti solo dai servizi britannici.
Fiorenza Sarzanini spiega come funziona l’Aise: “I numeri non possono essere precisi, però sono circa 200 gli 007 dislocati all’estero e distribuiti in una cinquantina di sedi. Uffici che dovrebbero rivelarsi strategici nel controllo delle aree di crisi o comunque ritenute a rischio”.
Ma qualcosa, scrive la giornalista, ultimamente non è andata come avrebbe dovuto: “E invece nell’ultimo periodo si sarebbero aperte alcune «falle» nella linea di intervento, lasciando spesso gli italiani in retrovia anche quando si trattava di gestire casi che coinvolgono i nostri connazionali. E dunque sarà Santini a dover confermare se la sua linea — già emersa nelle precedenti audizioni di fronte al Copasir —sia rimasta quella di privilegiare l’attività di analisi rispetto a quella operativa.
La Sarzanini poi parla del caso specifico della Nigeria: “Perché è vero che le comunicazioni trasmesse erano prevalentemente di seconda mano, ma a questo punto l’inchiesta condotta dal Copasir dovrà accertare quale uso sia stato fatto delle informazioni acquisite e soprattutto quali fossero le reali intenzioni del governo per concludere la vicenda. Appare accertato che almeno una settimana prima del blitz, un appunto trasmesso dagli 007 al ministro della Difesa Giampaolo Di Paola confermasse la presenza degli incursori britannici nella zona del sequestro, evidenziando la linea interventista degli inglesi. Non c’è alcuna dipendenza gerarchica dell’Aise dal dicastero della Difesa”.