Lavoro, la ricetta del Pd per stop precariato

GENOV – Agevolare il lavoro, in particolare quello giovanile e femminile. Il Partito Democratico lancia da Genova un piano nazionale per l'occupazione che, con le mosse studiate in un anno di discussione, punta ad abbattere il muro del precariato e a far ripartire la crescita del Paese. Ma incassa le perplessita' della Fiom e, nonostante lo sforzo unitario, crea alcune divisioni all'interno del partito.
Primo ingrediente della ricetta Pd per uscire dalle sabbie mobili della stagnazione la riforma del contratto nazionale di lavoro. Uno strumento ''irrinunciabile'', il cui ruolo ''non puo' essere vanificato'', ma che deve essere riformato. Nel numero, da ridurre ''drasticamente'', e nelle materie regolate, che vanno ''assottigliate''.
Ed e' proprio qui che l'unitarieta' del partito si divide, con la proposta del giuslavorista e senatore Pietro Ichino di un contratto unico, con tempo indeterminato e tutele essenziali per tutti, ma ''nessuno inamovibile'', che non raccoglie la firma di Veltroni, Chiamparino e Marino.
Altro punto di forza del piano la riforma del fisco, che deve puntare a ''ridurre le imposte sul reddito da lavoro e da impresa''. Si' dunque a ''consistenti agevolazioni fiscali'' per le donne lavoratrici, inserite in nuclei familiari con figli minori, e alle detrazioni per i redditi dei giovani under 35. Il tutto, pero', ''ad invarianza di gettito complessivo'', grazie al contrasto all'evasione fiscale e all'innalzamento delle tasse sulla rendita al livello medio europeo.
Capitolo rappresentantivita' sindacale: secondo i democratici e' fondamentale, al riguardo, garantire l'esigibilita' degli accordi sottoscritti e validati dai lavoratori e la ''piena agibilita' fiscale'' anche per le organizzazioni non firmatarie degli accordi, cosi' da dare vita ad una riforma capace di garantire la democrazia nei luoghi di lavoro. Le proposte non finiscono qui. Nella sintesi delle proposte illustrata oggi di fronte ai segretari generali della Fiom, Landini, della Cisl, Raffaele Bonanni, e della Uil, Luigi Angeletti, si parla anche di rilanciare l'apprendistato, ''canale prioritario di accesso al lavoro stabile'', di potenziare i servizi pubblici per conciliare lavoro e maternita', di defiscalizzare i primi tre anni di attivita' delle imprese costituite da giovani e di introdurre un compenso minimo per quelli che lavorano al di fuori dei contratti nazionali vigenti.
Lo stage, chiedono i democratici, deve avere la durata massima di sei mesi, e serve una graduale riforma degli ammortizzatori sociali, affinche' tutti abbiano diritto a una indennita' di disoccupazione. Il vademecum prevede infine il coordinamento delle iniziative nazionali, regionali e locali e valorizza al massimo i diritti di informazione e di consultazione dei lavoratori.

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Lorenzo Briotti