ROMA – Premio al partito più votato: il Pdl lo vorrebbe al 20%, il Pd al 30%. L’accordo sulla legge elettorale è lontano e lo scontro tra i partiti in Commissione Affari costituzionali è sul bonus che dovrà essere assegnato al partito che risulterà più votato. Ecco come il Corriere della Sera sintetizza lo stato della trattativa tra partiti:
Dal Pdl, dopo la dura presa di posizione di Ignazio La Russa, si registra un irrigidimento tanto che nel gruppo del Pd più di un senatore prevede un altro colpo di mano nel pomeriggio: «Forse si voteranno da soli un premietto del 6-7%». Su questo piano – quello del premio fisso da assegnare al partito più votato che in coalizione non raggiunge la soglia del 42,5% finalizzata al premio di maggioranza – il Pd non ritiene di dover scendere sotto il 10%.
Se salta il tavolo le vie d’uscita sono poche, ammettono gli attori della trattativa. Calderoli (Lega), parlando nel salone Garibaldi con il presidente Vizzini, ha fatto capire che è prevedibile la seguente evoluzione: «Si finirà per modificare la legge attuale (Il porcellum che prevede un premio del 55% alla coalizione che ottiene un voto più delle altre, ndr.) introducendo una soglia di accesso…». Questa soluzione non dispiacerebbe a Felice Belisario, capogruppo dell’idv. Nel Pd invece sta prendendo forza la linea di un ritorno al Mattarellum (maggioritario con i collegi uninominali e un 25% del Parlamento scelto su base proporzionale), anche se il senatore Stefano Ceccanti propone – tra le correzioni minimali possibili – quella dei collegi uninominali e del doppio turno di coalizione: «Se nessuna delle coalizioni ottiene il 40% dei voti, il premio sarebbe assegnato a quello vincente dopo il ballottaggio, con possibili apparentamenti tra un turno e l’altro».