Legge elettorale, il tedescum cambia ancora: meno collegi ma vincitori garantiti
ROMA – Meno collegi ma vincitori garantiti. E’ questa la nuova intesa sulla legge elettorale, il modello tedesco all’italiana su cui Pd, M5s, Lega e Forza Italia stanno tentando di convergere. La seduta della Commissione Affari Costituzionali alla Camera doveva partire alle 14.30 ma è slittata fino alle 17 dopo che il relatore Emanuele Fiano ha esaminato i 363 sub emendamenti presentati. Aggiunti ai 417 fanno 780 proposte di modifica.
La nuova legge sul modello tedesco, ha l’impianto proporzionale e la soglia al 5%, ed anche i collegi uninominali: ma mentre in Germania questi ultimi sono maggioritari (il candidato più votato è eletto), in quello italiano hanno una distribuzione proporzionale, in parte simile al sistema in vigore per il Senato tra il 1948 e il 1992. E questo presentava un problema nelle cosiddette Regioni “monocolore”, quelle in cui un grande partito potrebbe imporsi nella maggior parte dei collegi uninominali (es. il Pd nelle Regioni Rosse). Ciò avrebbe potuto condurre a situazioni in cui qualche candidato, pur essendo il più votato nel collegio, non verrebbe eletto. Il problema è stato risolto diminuendo il numero dei collegi uninominali proporzionali, in modo da eliminare, almeno sul piano pratico anche se non sul piano teorico, il problema di questi collegi cosiddetti “sopranumerari”.
La nuova intesa tra i principali partiti si basa dunque su tre modifiche:
Il testo, che sostituirà l’Italicum, verrà incardinato martedì 6 giugno e il voto potrebbe arrivare già in settimana. Proprio nei giorni in cui l’attività parlamentare si sarebbe dovuta fermare per consentire a deputati e senatori di seguire la campagna elettorale in vista delle amministrative dell’11 giugno, l’aula della Camera dovrà invece fare i conti con la nuova legge elettorale così come uscirà dalla Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio.
Anche se c’è chi afferma che per il voto conclusivo si potrebbe attendere anche il post-amministrative. Al Senato, invece, continueranno a lavorare solo le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio per concludere i lavori sulla manovrina fiscale.