ROMA – ''Semplificare l'amministrazione, renderla più efficiente, rispondere ai bisogni delle comunità locali: questi obiettivi possono essere realizzati solo con una forte collaborazione tra Stato e Regioni. Solo facendo leva su questa collaborazione istituzionale si possono sciogliere i nodi che sembrano oggi più aggrovigliati''. Inizia con queste parole il documento messo a punto dai presidenti delle Regioni sullo schema di disegno di legge che riguarda le modalita' di elezione del Consiglio provinciale e del presidente della Provincia che presentato oggi in Conferenza Unificata.
''La riforma delle Province – prosegue il documento dei governatori – è uno di questi nodi, certamente quello più importante e aperto a sviluppi di estrema rilevanza per il futuro dell'amministrazione locale. Non a caso, sia tra le Regioni (otto delle quali hanno promosso ricorso alla Corte Costituzionale sull'articolo 23 del dl 201/2011, il cosiddetto decreto Salva Italia ndr) sia in Parlamento, sia nell'opinione pubblica, si manifestano orientamenti diversificati. Il rischio è che la complessità delle questioni determini una ulteriore complessa stratificazione di norme, che si succedono nel tempo senza raggiungere mai gli obiettivi condivisi e impegnando le istituzioni in conflitti quasi irrisolvibili''.
Successivamente all'approvazione, si è, difatti, sviluppato in Parlamento un dibattito su una eventuale modifica della norma rispetto alla definizione delle funzioni del nuovo ente Provincia, ''sul quale il Governo, sinora, non ha preso una posizione ufficiale e sul quale continua a mancare il coinvolgimento delle Regioni'', scrivono i presidenti delle Regioni, secondo i quali stanno maturando, al di fuori dei canali istituzionali, ipotesi tese a modificare la Riforma riattribuendo alle Province alcune funzioni fondamentali nel Codice delle Autonomie.
Secondo i governatori, ''questa modalità di intervento che già si inserisce in un quadro normativo denso di contraddizioni e sovrapposizioni, non può far altro che partorire un modello ben lontano da quell'ordinato riassetto che il Paese richiede''.