ROMA, 29 GIU – Che il ''porcellum'' sia una pessima legge lo pensano tutti, nel Pd. Ma se si chiede ai democratici con che cosa lo vorrebbero sostituire, la faccenda si complica: il partito di Bersani, un tempo graniticamente schierato a difesa del maggioritario, si sta scoprendo diviso tra chi, pur contestando la legge elettorale attuale, non vuole abbandonare il bipolarismo e chi ha invece rivalutato il sistema proporzionale.
Da qualche giorno nel Pd i due schieramenti hanno preso a guardarsi in cagnesco: da quando, cioe', si e' diffusa l'impressione che Bersani, sotto sotto, tifi per il ritorno alla proporzionale. Chi lo pensa cita l'incontro del segretario democratico con Stefano Passigli, il promotore del referendum elettorale ideato per cancellare il premio di maggioranza e riportare in vita la proporzionale a vent'anni dalla sua scomparsa.
I democratici fautori del maggioritario, messi in allarme da questo e altri segnali, si sono rapidamente organizzati e hanno sferrato l'offensiva. A capitanare le truppe di chi non vuole rinunciare al sistema bipolare c'e' l'ulivista Arturo Parisi, inventore delle primarie e strettissimo collaboratore di Romano Prodi. Parisi ha raggruppato alcune decine di parlamentari democratici, tra i quali l'ex segretario Walter Veltroni, e ha scritto una lettera al capogruppo Dario Franceschini per chiedergli di dare battaglia sulla legge elettorale. Si tratta, per Parisi e soci, di costringere il Parlamento a occuparsi della riforma elettorale, in modo da superare il porcellum perche' ''l'Italia – si legge nella lettera – non puo' permettersi che il Parlamento sia eletto ancora una volta attraverso una legge gravemente delegittimata''.
Ma l'alternativa alla legge attuale , per il gruppo dei parisiani, non deve essere l'aborrita proporzionale bensi' ''l'approvazione di una legge maggioritaria e bipolare che rimetta nelle mani del cittadino la scelta del proprio rappresentante''.
La richiesta non ha pero' avuto una grande accoglienza da parte di Franceschini : il capogruppo, sentendosi attaccato, si e' difeso spiegando che la discussione della legge elettorale non si svolge alla Camera ma al Senato e che, anche volendo, il gruppo dei deputati democratici non potrebbero fare molto.
Ma Parisi non si e' dato per vinto, e ha scritto di nuovo a Franceschini chiedendogli di fare comunque qualcosa: ''Se il gruppo nulla puo', perche' nulla puo' la Camera, e' troppo chiedere che la Segreteria del Partito solleciti il gruppo del Senato perche' l'iniziativa da noi richiesta sia li' trasferita? La cosa piu' sgradevole sarebbe se si desse ai cittadini l'impressione di assistere ad un ennesimo gioco dell'oca''. La preoccupazione di Parisi e' che, se in Parlamento non succedera' niente, il referendum possa andare avanti e passare nelle urne: una sciagura, per i fedelissimi del maggioritario presenti nel Pd, una fortuna per chi nel Pd pensa che con la proporzionale si possa sciogliere definitivamente l'alleanza della Lega con il Pdl.