ROMA – Due condizioni: condivisione dell’emergenza immigrazione tra tutti i Paesi della ‘coalizione dei volenterosi; blocco navale per fermare l’arrivo dei profughi dal Nord Africa. La Lega Nord alza ancora la voce sul dossier Libia e prova a smarcarsi dal decisionismo dell’esecutivo sull’intervento militare.
Il ‘pacifismo alla padana’, che appare dettato più dal timore di una ”invasione di profughi” e dalla difesa degli interessi economici italiani in Libia, determina le critiche dell’opposizione che accusa i ‘lumbard’ di ‘irresponsabilita’ ” per un intervento, giudicato dal Pd ”necessario e legale”.
Anche l’esecutivo interviene per minimizzare i ‘distinguo’ leghisti e sottolinea come il Carroccio non abbia ”frapposto ostacoli all’attività di governo e Parlamento”, sebbene i ‘lumbard’ abbiamo chiesto un passaggio parlamentare sul dossier.
Decise le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ”Sono del parere che non si debba mai cedere alle paure”, è il monito del Capo dello Stato che, per sgombrare il campo da fraintendimenti, chiarisce che ”non siamo entrati in guerra ma impegnati in un operazione Onu”.
Silvio Berlusconi tace, preferendo non alimentare il clima di insofferenza, sempre piu’ presente anche nel Pdl, nei confronti dell’alleato a causa delle critiche sulla Libia. In questi giorni, il premier si e’ mantenuto in continuo contatto telefonico con Bossi per tenerlo informato sull’evoluzione della situazione. Insomma, al di la’ delle dichiarazioni di facciata, la posizione del governo, assicurano fonti parlamentari, è più che condivisa. Berlusconi in giornata si e’ sentito con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dando il via libera all’impiego di otto aerei nelle operazioni. Una decisione sofferta che mostra, però, come siano state superate le perplessita’ trapelate al vertice di Parigi sull’impegno militare italiano.