ROMA, 15 LUG – La querelle sui rilievi europei sul 41 bis e' datata ma ancora sufficiente a riaccendere la polemica tra opposizione e maggioranza dopo che una relazione del governo aveva ipotizzato che a decidere sull'applicazione del carcere duro fosse, al momento della condanna, solo il giudice. Tant'e' che non sono bastate oggi una smentita di Palazzo Chigi, prima, e una nota del Ministro Angelino Alfano, poi, a chiudere le polemiche sul sospetto – ventilato con forza dalle opposizioni- che ipotizzare modifiche ai criteri di applicazione della norma per i mafiosi voglia significare, in concreto, una sua attenuazione se non addirittura la cancellazione definitiva.
Il ministro della Giustizia definisce le critiche del centrosinistra uno ''strumentale allarmismo'' perche' sul 41bis non vi e' ''nessun affievolimento,nessun arretramento, nessuna marcia indietro, se e' possibile,marcia avanti attraverso una sempre piu' efficace attuazione. Ricordiamo – prosegue- che nella legislatura precedente governata da Berlusconi il carcere duro fu stabilizzato, che in questa legislatura e' stato rafforzato, che in questo momento, presso le nostre carceri, vi e' il numero massimo di detenuti da quando tale istituto giuridico esiste''.
Il governo stamane ha dato una sorta di ''interpretazione autentica'' di una relazione del Dipartimento Affari giuridici di Palazzo Chigi che aveva indicato una soluzione di cui da tempo si parla: Ad applicare il 41 bis deve essere, al momento della condanna, il giudice. Questa soluzione eviterebbe le continue proroghe, gli accertamenti sui singoli casi e le impugnazioni che hanno una lunga trafila di accertamenti e mobilitano un gran numero di persone: prima la Polizia, poi il giudice di sorveglianza, poi la Cassazione. Tutta questa situazione ha portato a condanne per l'Italia alla Corte di Strasburgo.
Il 41 bis e la sua applicazione durante gli anni delle stragi sono oggetto di una indagine dell'Antimafia e la nota di stamane ha riattizzato una polemica politica che rinvia inevitabilmente alle scelte attuate nel 1992-1993.
''I governi appoggiati dalla sinistra lo hanno cancellato per centinaia di boss e lo hanno sabotato in modo clamoroso. Se in Europa qualcuno ha qualcosa da dire non ce ne importa nulla. La posizione del Governo e' del resto nota e chiara: piu' 41 bis per molti'', dice Maurizio Gasparri che e' stato impegnato sul tema in Parlamento. Il capogruppo Pdl in Senato ne approfitta per attaccare i governi di sinistra:''Sono finiti i tempi di Scalfaro, Ciampi, Amato e Mancino quando il 41 bis veniva facilmente aggirato o cancellato''.
Il Pd critica duramente il capogruppo Pdl del Senato.''Peccato che chi vuole modificare ed ammorbidire il 41 bis non stia a Strasburgo o altrove in Europa ma a Palazzo Chigi'', dice Laura Garavini (Pd)."Prendiamo atto della retromarcia del Ministro. Rimane il giallo di un documento ambiguo e molto preoccupante'',nota la capogruppo in Antimafia.
Sulla stessa linea l'Idv: ''La timida retromarcia di Palazzo Chigi non convince'', dice Felice Belisario, che guida il gruppo al Senato.