Estendere la competenza dei tribunali ordinari ai reati di associazione mafiosa, comunque aggravati e qualunque sia la pena edittale massima, agendo sull’articolo 5 del codice di procedura penale che determina i reati di competenza della Corte di Assise e quelli esclusi.
E’ questa una delle ipotesi, al momento assai plausibile, alla quale stanno pensando i tecnici del ministero della Giustizia, in attesa delle motivazioni della Cassazione, per ovviare agli effetti “indesiderati” dell’inasprimento delle pene previsto dalla legge “ex Cirielli” e, più specificamente, allo spostamento in Corte di Assise di numerosi processi di criminalità organizzata, con il rischio di centinaia di scarcerazioni in tutta Italia.
A breve, già entro la prossima settimana, potrebbe essere pronto un decreto legge, costituito da un solo articolo, di modifica dell’articolo 5 della codice di procedura penale, con inserimento dell’articolo 416 bis (associazione di tipo mafioso) tra i reati per i quali resta fissata la competenza del Tribunale (e non della Corte d’Assise) anche in presenza di particolari aggravanti con previsione di pena di 24 o più anni.
In tal modo, spiegano dal ministero della Giustizia, si avrebbe la competenza del tribunale senza eliminare l’inasprimento delle norme antimafia che potrebbe essere interpretato come un segnale di cedimento al crimine organizzato. Una modifica di questo tipo, peraltro, fanno notare le stesse fonti, salverebbe tutti i procedimenti ancora non conclusi, perché le norme procedurali intervengono su tutti i processi di ogni ordine e grado.