Magistrati contro Alfano: “Siamo al collasso, il processo breve non è una priorità”

Luca Palamara

“È grave e non più tollerabile che in un momento nel quale la giustizia è al collasso e si verificano allarmanti episodi di violenza e minacce si continui a perdere tempo con disegni di legge come quello sul processo breve che nulla ha a che vedere con l’esigenza di affrontare le vere priorità del sistema giustizia e con l’urgenza di contrastare più efficacemente la criminalità organizzata”. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, risponde così al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva parlato della necessità di arrivare ad un rapida approvazione del testo sul processo breve.

“Il governo – sottolinea Palamara – non può non farsi carico delle reali emergenze che oggi sono rappresentate dalla corruzione, dalla criminalità organizzata, dalla situazione carceraria, dalla carenza di mezzi e risorse, dalla necessità di informatizzare e snellire le procedure. L’Anm, che rappresenta la quasi totalità dei magistrati italiani, piaccia o non piaccia al ministro Alfano, è stata, è e sarà interlocutore ineludibile di ogni governo e, nell’interesse di tutti i cittadini, continuerà a formulare proposte serie, concrete e precise”.

“Se è vero – conclude il presidente dell’Anm – che il ministro Alfano vuole parlare direttamente con i capi degli uffici giudiziari, non si faccia sfuggire l’occasione di partecipare all’assemblea convocata a Reggio Calabria per il prossimo 7 settembre per sapere da loro se effettivamente la priorità è costituita dal processo breve o, invece, dalle drammatiche situazioni in cui quegli stessi uffici si trovano”.

Dura anche la reazione dell’Italia dei Valori all’annuncio di Alfano: “Ora il ministro Alfano promette risorse straordinarie per la Giustizia in cambio dell’approvazione del cosiddetto processo breve, ossia la cancellazione di centomila processi – fa notare il capogruppo dell’Idv in commisisone Giustizia, il senatore Luigi Li Gotti -. Tutto pur di salvare Berlusconi assicurandogli la prescrizione dei suoi processi”. E ancora: “Il “pupo” Alfano agisce per il “puparo” Berlusconi con i soldi degli italiani. La Giustizia è ridotta a un mercato, le istituzioni toccano il fondo: è semplicemente una vergogna. Le vittime dei reati, la sicurezza, le sentenze, il lavoro di anni di indagini e di dibattimento: tutto al macero”.

Al Pdl non è però piaciuta la presa di posizione dell’associazione che rappresenta le toghe: “Cambiano le stagioni, ma resta un’anomalia tutta italiana – è il commento del portavoce Daniele Capezzone -. L’Anm continua ad esprimersi, in questo caso attaccando ingiustamente il ministro Alfano, come se fosse un partito politico, come se toccasse all’Anm stessa definire cosa governo e Parlamento possono o non possono, debbono o non debbono fare”. “Ma la riforma della giustizia si farà e andrà avanti – aggiunge – e non sarà bloccata nè dettata dall’ala più militante e politicizzata della magistratura”.

Published by
admin