ROMA – I nuovi attacchi speculativi contro i titoli del debito pubblico italiano spingono maggioranza e opposizione a tagliare i tempi di approvazione della manovra, in modo da dare ai mercati quel segnale di coesione nazionale chiesto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Senato licenziera' infatti il decreto entro giovedi' mattina e la Camera si appresta a farlo entro sabato se non gia' venerdi' sera. Insomma quando lunedi' le Borse riapriranno la finanza pubblica sara' stata gia' messa in sicurezza.
La Conferenza dei capigruppo del Senato, riunitasi all'ora di pranzo, ha approvato ''all'unanimita''', come ha riferito il presidente Renato Schifani, l'idea di un iter a marce forzate. Giovedi' alle 14 il testo del decreto uscira' da Palazzo Madama in modo che la Camera cominci l'esame nella stessa giornata. Per evitare un terzo passaggio e' stato necessario raccordare l'iniziativa dei gruppi di Camera e Senato, e questo tanto per la maggioranza quanto per l'opposizione.
Quando il ministro Tremonti e' giunto a Roma da Bruxelles, le agenzie battevano una dichiarazione del premier Silvio Berlusconi che sottolineava come la crisi spinge ad ''accelerare il processo di correzione in tempi rapidissimi, a rafforzarne i contenuti, a definire compiutamente i provvedimenti ulteriori volti a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014''; il tutto per ''eliminare ogni dubbio sulla efficacia e sulla credibilita' della correzione''.
Nel pomeriggio Tremonti ha poi incontrato prima i capigruppo del centrodestra al ministero del Tesoro, e poi quelli delle opposizioni al Senato. E qui il ministro, che ha confessato di non dormire da due giorni, ha ringraziato Pd, Udc e Idv per ''il senso dello Stato dimostrato''. Le opposizioni, per parte loro, hanno ribadito il loro 'no' alla manovra, ma hanno garantito l'approvazione della manovra in tempi rapidissimi. Anzi l'iniziativa per l'accelerazione dell'iter parlamentare e' partita proprio da loro per rispondere all'appello di Napolitano, come hanno sottolineato a Tremonti.
Il ministro, per la prima volta da quando siede a via XX Settembre, ha trattato degli emendamenti ad una sua manovra, aprendo ad alcune richieste di modifiche. Tremonti ha dato l'ok alle misure chieste da entrambi gli schieramenti: pensioni, imposta sui risparmi, tetto agli ammortamenti per le concessionarie, patto di stabilita'. Ha anche preannunciato propri emendamenti su privatizzazioni e liberalizzazioni, oltre alla clausola sull'attuazione della delega fiscale.
Un eventuale ricorso al voto di fiducia, ha spiegato Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, sara' una ''scelta tecnica e non politica''. Certo un voto di fiducia consentirebbe comunque a Silvio Berlusconi, dopo l'approvazione della manovra, di salire al Quirinale con un nuovo mandato Parlamentare ad andare avanti. Si' perche' il Pd, con Anna Finocchiaro e Rosy Bindi, ha ribadito la richiesta che Berlusconi si dimetta subito dopo l'approvazione della manovra.
Il premier, intanto, si accontenta di incassare l'ok alla manovra e, anche, il placet della Lega di Bossi che ha definito ''positiva l'intesa con l'opposizione''. Un disco verde di cui il senatur ha probabilmente discusso a cena a Palazzo Madama con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.