ROMA, 11 SET – Per la ''crescita'' servono piu' cantieri aperti e meno ideologia. E' il pensiero del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che, in una lettera al Corriere della Sera, spiega che con ''le recenti manovre'' si sono depositati ''tre ambiti di lavoro per il governo, il Parlamento e le forze sociali'' a partire dalla ricollocazione di ''risorse europee in favore di progetti prioritari nelle aree deboli e delle infrastrutture che devono essere realizzate''.
''Le parti sociali – afferma Sacconi – possono essere utilmente coinvolte nei processi di implementazione quale stimolo alla soluzione delle complessita' burocratiche o al superamento delle resistenze corporative o locali, ancor piu' quando intrecciate con la conservazione ideologica come nel caso della Tav''. Ci sono quindi, avverte Sacconi, da ''rimodulare'' le ''voci del prelievo fiscale'' e ''il sistema complessivo di protezione e sicurezza sociale'' mentre ''non e' possibile compensare le inefficienze con il facile ricorso alla spesa pubblica''.
In questo quadro, il ministro del Lavoro indica nell'accordo di Pomigliano ''il caso emblematico di uno stabilimento del Mezzogiorno ove un tempo gli investimenti erano sostenuti dagli incentivi pubblici e ove ora sono resi possibili dalla responsabilita' dei lavoratori e di un sindacato riformista''. Per questo, spiega ancora Sacconi, l'art. 8 della manovra interviene in una legislazione sul lavoro che ''in Italia troppo a lungo e' stata condizionata dalle ideologie ispirate al conflitto tra classi''.
''A dieci anni dal libro bianco di Marco Biagi – conclude il ministro -, dobbiamo confidare che la societa' italiana sia piu' matura in quanto capace di riconoscere gli inconsistenti spettri ideologici e che le grandi organizzazioni dei lavoratori abbiano sufficiente fiducia in se stesse. La stessa fiducia che in esse ha riposto il legislatore''.
