ROMA – I mercati regalano un'altra giornata di ansia all'Italia che fa notare un inedito compattamento di governo, maggioranza e opposizioni sulla necessita' di accelerare l'approvazione della manovra; una risposta, questa, alla speculazione lanciata dallo stesso ministro del Tesoro Giulio Tremonti e che si tradurra' in una riunione della Conferenza dei capigruppo del Senato che tagliera' i tempi di esame del decreto.
Al di la' dei tempi rimane l'incognita se il governo, come ha sollecitato il capo dello Stato Giorgio Napolitano, aprira' il confronto alle opposizioni e se intende modificare le misure varate.
L'idea di ''approvare la manovra in una settimana'', come dimostrazione dell'unita' del Paese di fronte agli speculatori, e' stata lanciata da Tremonti, in alcune dichiarazioni riportate da Repubblica e raccolta subito innanzi tutto dalle opposizioni. Dopo un giro di telefonate tra il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, il vicesegretario del Pd Enrico Letta e il leader di Idv, Antonio Di Pietro, l'opposizione parlamentare ha concordato sull'opportunita' di precettare insieme ''pochi'' emendamenti comuni, su punti qualificanti, mantenendo invariati i saldi, favorendo cosi' un passaggio parlamentare rapido. Scettico, pero', si mostra il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che dal Cairo – lontano dalle frenetiche rincorse politiche di oggi – sottolinea come Berlusconi non lo abbia ancora chiamato e che, comunque, ''il confronto si fa in Parlamento. Ci stiamo comportamento cosi' per l'Italia – aggiunge – e non per Berlusconi. Ma voteremo contro la manovra'', conclude.
A Roma si respira pero' un'altra aria. Su sollecitazione dei presidenti dei gruppi di opposizione (Anna Finocchiaro, Giampiero D'Alia e Felice Belisario) il presidente del Senato Renato Schifani ha convocato per domani alle 13 la conferenza dei capigruppo per riscrivere il calendario, che inizialmente prevedeva il passaggio in commissione Bilancio per questa settimana, e in aula da martedi' a giovedi' della prossima. Tempi destinati a ridursi.
L'atteggiamento delle opposizioni e' stato apprezzato dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha espresso ''disponibilita''' del centrodestra ''ad un confronto sulla manovra''. Cosa fara' il governo, pero', ancora non e' chiaro. Schifani lo ha sollecitato a presentare ''subito'' le eventuali modifiche proprio per permettere un esame piu' serrato. E il presidente della Repubblica ha esortato l'esecutivo a rispondere al nuovo atteggiamento delle opposizioni con una apertura sul merito. Il che implica un non ricorso alla fiducia. D'altra parte richieste di modifiche, seppur a saldi invariati, arrivano anche dal centrodestra, e in particolare dalla Lega che ha tenuto oggi una prima riunione su questo, mentre quella del Pdl sara' domani.
Domani Tremonti e' atteso in Senato e qualcosa potrebbe chiarirsi. Anche perche' non sono mancate voci di chi ha si' proposto modifiche, ma non per addolcire la manovra bensi' per rafforzarla in termini di saldi e di anticipazione di alcune misure oggi previste per il biennio 2013-14. Anche perche', come hanno osservato i tecnici del Senato, da solo il decreto non consente di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014. E' vero, e' in arriva la delega su fisco e assistenza che porterebbe altri 17 miliardi (2 per il 2013 e 15 per il 2014), ma di essa, hanno notato il servizio Bilancio del Senato e Confindustria audita oggi, non si sa bene ancora nulla.
