Il ministro del’Interno Roberto Maroni avrebbe un secondo stipendio: cinquemila euro al mese lui, altri duemila per la sua portavoce. Pagati da una società inquisita per tangenti ed evasione fiscale. Ma la procura indaga per finanziamento illecito. Lo dicono Paolo Biondani e Luca Piana sul settimanale L’Espresso:
“Che il ministro dell’Interno, prima che parlamentare e numero due della Lega Nord, fosse anche avvocato e tastierista rock, lo sapevano in molti. Ma forse neppure i più sfegatati elettori leghisti immaginavano che una società lombarda pluri-inquisita potesse sborsare migliaia di euro solo per ascoltare la voce di Roberto Maroni. E tanto meno che tenesse a libro paga anche la sua portavoce. E solo per organizzare “eventi” festaioli a Roma. La questione morale torna a investire i vertici del Carroccio, 18 anni dopo Tangentopoli, con una nuova inchiesta per finanziamenti illeciti al partito.
L’indagine è stata aperta nel luglio 2009 dalla Procura di Milano ed è rimasta segreta fino allo scorso venerdì primo ottobre. Quando un pm ha dovuto avvertire il tribunale che un dirigente d’azienda, chiamato a deporre dalle difese di un gruppo di presunti super- professionisti dell’evasione fiscale, non poteva essere sentito come testimone. Perché indagato, appunto, per una storia di versamenti “anomali”, giustificati da “consulenze orali”. Soldi incassati da Maroni e dalla sua più stretta collaboratrice anche alla vigilia delle elezioni del 2008: l’attuale ministro dell’Interno, dice il manager, ha preso 60 mila euro, la sua portavoce altri 14 mila. Pagamenti motivati, almeno sulla carta, da fatture che Maroni ha emesso nella sua qualità di avvocato. Senza però impegnarsi in alcun procedimento. E senza mai scrivere uno straccio di parere legale. Nulla di documentabile, insomma, solo parole, consigli dati “a voce”, suggerimenti su politici ed enti da contattare per fare affari”…