Messo da parte lo scandalo sessuale e il video con il trans, la vicenda Marrazzo ha tirato fuori una matassa intricata di cocaina, denaro e carabinieri corrotti. Nella notte di luglio, quella dell’irruzione in via Gradoli, nella stanza in cui c’era il governatore del Lazio c’era anche qualche striscia di polvere bianca. E i soldi in contanti di certo non mancavano.
Per i frequentatori del circolo di trans la cocaina era sempre a disposizione, come hanno confermato gli stessi abitanti del condominio incriminato. Le mele marce dell’Arma organizzavano sequestri falsi, irruzioni messe in scena solo per portare via la cocaina e prendere i soldi.
Soldi, soldi, soldi: è la parola chiave che stanno seguendo gli investigatori per capire quale sia la connessione fra la “neve” e tutto quel denaro liquido che circolava nelle stanze del piacere, frequentate da “gente che conta”, nomi conosciuti, attori e politici.
Piero Marrazzo durante l’interrogatorio aveva fatto riferimento alla cocaina, il governatore l’aveva vista, ma si era tenuto al di fuori. Forse i carabinieri l’avevano portata per inscenare meglio il Marrazzo-coca-trans party? Chi pagava per tutta quella droga? Quanto erano coinvolti gli uomini dell’Arma? E poi, perché il governatore aveva cinquemila euro in tasca: una somma esosa per una prestazione sessuale?
Il presidente ha fatto riferimento a delle telefonate strane arrivate sulla linea della Regione, ma ha negato il ricatto vero e proprio. Chi c’è dietro quelle telefonate?
Sono tutti interrogativi ancora insoluti, ma qualcuno di certo non dice tutta la verità .
