Se l’obiettivo di Pier Luigi Bersani era quello di ‘disinnescare’ il sindaco rottamatore Matteo Renzi allora l’incontro è stato inutile. Se l’obiettivo, invece, era quello di prendere le misure al primo cittadino, allora il caffè del “disgelo” non è stato tempo perso.
Certo, i fatti raccontano di una tregua fragile: il segretario a quella che è stata definita la “convention dei rottamatori” non andrà. Alla fine, insomma, il segretario ha preferito evitare il rischio (alto) di contestazioni, sia durante il suo intervento, sia durante quello degli altri oratori. Renzi e Bersani hanno aprlato anche di questo e la natura dell’evento, una raffica di interventi da cinque minuti, non può garantire al segretario l’immunità dai fischi.
In ogni caso, viste le premesse, il colloquio poteva andare peggio. Bersani è partito accusando Renzi e i rottamatori di avergli mancato di rispetto. Secca la replica del sindaco: “Guarda che nessuno ti ha mancato di rispetto, noi vogliamo semplicemente discutere perché c’è bisogno di ricambio e rinnovamento: in questo partito c’è un livello di stanchezza che ci deve far riflettere tutti. Abbiamo posto una questione politica e andremo avanti, non faremo nessun passo indietro”.
Il punto caldo del dibattito è la questione del terzo mandato. Renzi sul tema è irremovibile sulla linea del rinnovamento: dopo tre mandati tutti a casa. Lo ha detto e ripetuto a Bersani spiegando che sarà proprio questa la posizione che presenterà alla prossima Assemblea nazionale.
Bersani, scrive il Corriere della Sera “man mano che il colloquio va avanti, si ammorbidisce”, e assicura: “Il ricambio ci sarà: lo voglio anche io”. Alla fine, più che un disgelo sembra una tregua armata anche se Renzi, a fine colloquio, si mostra soddisfatto e spiega: ” Ci siamo parlati e il dialogo può continuare”. Di certo essere d’accordo è un’altra cosa.
Il punto, probabilmente, è capire se la convention dei rottamatori possa essere un trampolino di lancio per Renzi leader. A suo vantaggio non gioca il fattore tempo: se il governo dovesse cadere, infatti, sarebbe troppo presto per dimettersi dal suo incarico da sindaco. Se l’esecutivo dovesse tenere, invece, Renzi potrebbe farci più di un pensierino. E dalla sua parte, spiega il Corriere, potrebbero esserci una parte dei 75 “dissidenti” del documento Veltroni, sedotti dall’idea del profondo rinnovamento del Partito. Per ora però, contano solo i numeri. Numeri impietosi che dicono Pd al 24% nonostante Ruby, la maggioranza a pezzi e tutti i problemi di Berlusconi. Rottamare può essere davvero un modo per invertire la tendenza?