MILANO – Imane Fadil, la ragazza marocchina testimone chiave del processo Ruby che vede imputati Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede ha scritto un memoriale con cui vuole spiegare una volte per tutte la sua versione dei fatti. Si tratta di una pagina scritta a mano e in stampatello, con grafia regolare e poche correzioni. “L’ho scritto stanotte (la notte del 4 ottobre, n.d.r), spiega Imane al Fatto Quotidiano che riporta la lettera per intero:
“Le motivazioni che mi hanno spinto a rivelare i retroscena da me vissuti in prima persona sono numerosi e non posso svelarli prima del processo. Ma una questione ci tengo a sottolinearla ed è il fatto che queste persone a mio parere danno il cattivo esempio agli adolescenti e alle ragazze che vogliono intraprendere la strada del mondo dello spettacolo, o del giornalismo, o ancora della politica. Lanciano un messaggio denigratorio nei confronti delle donne, soprattutto quelle che hanno dei valori e che vogliono arrivare a fare qualcosa per meritocrazia e non per mignottocrazia”.
“Io tengo moltissimo a precisare – spiega la ragazza marocchina nel memoriale pubblicato dal Fatto – che la mia dignità viene prima di qualsiasi altra cosa, e francamente non voglio passare per una poco di buono per colpa di soggetti di cui ormai ho perso la stima. Mi riferisco soprattutto al direttore del Tg4, Emilio Fede, che qualche giorno fa mi ha aggredita verbalmente in televisione, divulgando falsità nei miei confronti, dicendo che ho ricevuto denaro in cambio di interviste e che dovrei essere indagata. Come se non bastasse, ha invitato la Procura di Milano a richiedere il mio arresto”.
“Tutto questo attraverso un programma che dovrebbe essere di informazione e non di diffamazione. E ciò solo per essermi recata in procura a raccontare la pura verità al pubblico ministero – conclude Imane Fadil- . Questa è la prima e ultima volta che parlo. Sarà così fino alla fine del processo, semplicemente perché adesso mi interessa solo il profilo giudiziario”.
