“Ero l’amante della moglie del capo della Mobile, mi ha fatto arrestare”

MONTESILVANO (PESCARA) – “Ero l’amante del capo della Squadra Mobile, per questo lui mi ha fatto arrestare”: Enzo Cantagallo, ex sindaco di Montesilvano (Pescara), arrestato per corruzione, accusa durante il processo Nicola Zupo. Zupo è il marito di Antonella Marsiglia, capo dei vigili urbani del paese. La Marsiglia ha avuto una relazione con Cantagallo. Zupo ha condotto le perquisizioni della Mobile al momento dell’arresto di Cantagallo. L’intricata vicenda è ricostruita sia sul Giornale (in un articolo ripreso dal sito Dagospia) sia su Il Centro.

Sempre durante il processo, scrivono i giornalisti, Cantagallo ha detto di essere stato praticamente “costretto” a promuovere la Marsiglia in quel ruolo: a quel tempo lui era assessore ai Lavori Pubblici e ha detto di aver ricevuto “pressioni dall’alto” per promuovere quella che sarebbe poi diventata la sua amante. A cominciare, scrive Chiocci, “dalle pressioni ricevute dal capo della Mobile (e successivamente da altri poliziotti) per promuovere la moglie al vertice dei vigili urbani. Tant’è. Alla fine, «trovandomi accerchiato, seppur a malincuore», Cantagallo fece quella nomina”.

Dopo la nomina, spiega Cantagallo, sarebbe cominciata la relazione extraconiugale. E proprio la scappatella, spiegano Giornale e Centro, avrebbe inciso sulle indagini, almeno a giudizio di Cantagallo: “I luoghi dei loro appuntamenti erano vari, e «furono oggetto di successive perquisizioni ad opera della Mobile». Così come i «regali costosi e importanti che ricevetti da lei», poi sequestrati dalla Mobile con l’ipotesi che fossero oggetto di corruzione. Secondo il sindaco, le voci della liaison iniziarono a girare, più lettere anonime finirono in questura, nel corso di un interrogatorio un’indagata spiattellò in faccia al capo della Mobile la cruda verità”.

Il politico, conclude Chiocci, finisce dritto in cella avendo precedentemente saputo «che il capo della Mobile aveva inoltrato ben otto richieste di arresto al pm nei miei confronti».

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Alberto Francavilla