ROMA, 14 DIC – Colpire le transazioni finanziarie per alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie e le imprese: per il governo Monti la Tobin tax non e' piu' un tabu'. L'Italia, rivela Mario Monti (intervenendo al Senato in un crescendo di contestazioni dei parlamentari leghisti prima contro il governo poi contro il presidente Renato Schifani che era intervenuto per calmare gli animi), ha gia' comunicato a Bruxelles di aver superato le resistenze del governo Berlusconi e di essere ora favorevole a una tassazione delle operazioni finanziarie.
Rispondendo alle ripetute e pesanti contestazioni dei senatori leghisti che innalzano cartelli con scritto ''basta tasse'' (e che costringono il presidente Schifani a interrompere la seduta per qualche minuto) Monti spiega che ''uno dei modi per arrivare non dico al 'basta tasse', ma almeno al 'meno tasse' per le famiglie e le imprese , e' quello di avere una fiscalita' estesa anche al mondo della finanza, con la possibilita' di tassare le grandi operazioni finanziarie''. ''Ho quindi notificato in sede europea – annuncia il premier – che l'Italia e' disposta a cambiare la posizione tenuta dal precedente governo contro la cosiddetta Tobin tax''. Monti illustra ai senatori i risultati del consiglio europeo dell'8 e 9 dicembre, dove sono state poste le basi per la nascita dell'unione fiscale, con la defezione del Gran Bretagna. L'Italia , sottolinea il premier, ha avuto un ruolo attivo, che e' stato possibile giocare anche grazie alla ''maggiore credibilita''' conquistata con il varo delle misure anti-crisi.
Con questa rinnovata fiducia da parte del consesso europeo, Monti si e' potuto permettere qualche critica a Germania e Francia: ''I primi paesi che, nel 2003, hanno vulnerato il patto di stabilita' e hanno chiesto di non essere sanzionati, sono stati la Germania e la Francia. Dunque e' molto difficile tracciare un confine netto tra paesi totalmente virtuosi e paesi totalmente peccaminosi''. Moderatamente positivo il giudizio complessivo del premier riguardo alle conclusioni del vertice. ''I risultati non sono stati all'altezza delle nostre aspettative ma sono stati comunque abbastanza significativi''. Monti, nonostante la contrarieta' della Merkel, coglie ugualmente segni di apertura sugli eurobond: ''Ci sono due finestre aperte che sara' nostra cura coltivare: il meccanismo di informazione tra Stati membri sui programmi di debito pubblico, presupposto di una futura emissione comune, e la decisione di presentare entro marzo del rapporto sui modi con cui approfondire l'unione fiscale''.
Il clima in aula si scalda, e la Lega da' il via alla sua contestazione: Monti, freddamente, dice di essere ''sorpreso'' del comportamento di ''membri autorevoli che sostenevano la precedente maggioranza'', visto che quello degli eurobond e' un tema sul quale anche il governo Berlusconi ''si era speso, con il sostegno dell'opposizione''. Monti racconta poi di aver cercato di spiegare alla Merkel che nel progetto degli eurobond ''non si cela la volonta' subdola di evitare la disciplina finanziaria'', Gli eurobond sono strumenti ''per favorire la crescita''. E l'Europa farebbe male, aggiunge Monti, ''se si infliggesse da se' il male di privarsi di un grande mercato finanziario. Non si vede perche' l'Europa, che si sforza di essere sempre piu' unita, debba privarsi dei vantaggi di questa unione''.
Monti riferisce di aver fatto presente alla Merkel che il no agli eurobond puo' avere conseguenze indesiderate: la Bce rischia infatti di ''doversi caricare di titoli scadenti'' provenienti dai paesi in difficolta'. La sua, spiega il premier, e' stata una vera e propria opera ''pedagogica'': ''Una cosa e' scagliarsi contro la supremazia di alcuni paesi, altra cosa trovare gli argomenti per convincere quei paesi che certe scelte sono anche nel loro interesse''. E' lo stesso metodo usato con Cameron, per convincerlo a non arrivare alla rottura. ''Gli ho suggerito di chiedere, come contropartita all'adesione al nuovo trattato, un maggiore rafforzamento del mercato unico, per esempio nel settore dell'energia, del commercio elettronico, dei servizi, in modo da rompere le posizioni monopolistiche che ancora ci sono. L'Italia avrebbe appoggiato queste richieste, mentre non poteva dire si' alle deroghe alla regolamentazione finanziaria per proteggere la City''.
Infine il nodo della crescita: ''Il principale problema dell'Europa e' la crescita e l'occupazione. E' doveroso avere uno strumentario di politica economica piu' orientato in questo senso: ma questo non significa piu' crescita con maggiore disavanzo, perche' ne' l'Italia ne' l'Europa se lo potrebbe permettere. Significa invece avere piu' crescita attraverso riforme strutturali come quelle che sono all'attenzione del Parlamento''.