ROMA – Una tenaglia, da una parte Casini, dall’altra Bersani, a sorpresa, si stringe su Mario Monti. Il primo impegna il Terzo Polo a dire no alle liberalizzazioni mancate: così stando le cose “potremmo non votarla”. Bersani, invece, consiglia il premier di non proseguire sulla riforma del lavoro senza l’accordo con i sindacati: attenzione, ammonisce, che il “liberi tutti” è pericoloso. Chiaro l’avvertimento: non è che sull’articolo 18 il governo tira dritto senza ascoltare pareri, resistenze e mediazioni: questo non rimarrà senza conseguenze. Il segretario Pd non la intende come una minaccia, ma critica il metodo. Su ogni argomento, poi, ognuno sarebbe libero di votare a suo piacimento.
Più sorprendente, la presa di posizione di Pierferdinando Casini, che fino adesso era il più montiano della compagine che sostiene il governo. Anzi, ad ogni occasione si era premunito di non presentare emendamenti da parte del Terzo Polo per accelerare sulle decisioni e spianare la strada ai provvedimenti adottati. Ma la retromarcia sulle liberalizzazioni la considera un passo falso. Un regalo alle lobbies cui non vuole contribuire. Per questo “il voto non è scontato”.