TORINO, 29 GEN – ''A Novara ho vissuto ore indimenticabili, mi sono interessato di molte cose, ho cercato di compiere il mio dovere'': sebbene la vita lo avesse portato a Roma da molti anni, Oscar Luigi Scalfaro ricordava con queste parole la sua citta' natale durante una visita in Piemonte nel febbraio del 1999. Occasione, il via ufficiale alla nuova Universita' del Piemonte Orientale, al quale l'allora capo dello Stato era intervenuto ricordando la sua esperienza di magistrato a Novara e Alessandria, due delle tre sedi del nuovo Ateneo.
E nel 1995, salutando al Quirinale un corteo contro la pena di morte, aveva rievocato un episodio del luglio del 1945, quando svolgendo le funzioni di pm presso la corte d'assise speciale di Novara sostenne l'accusa contro un fascista che poi fu condannato a morte. ''Si trattava di applicare il codice penale militare di guerra – aveva spiegato allora – ma sono sempre stato contrario, fin da studente, alla pena capitale''.
Con Novara Scalfaro mantenne sempre un legame, andando a trovare la sorella Rosa finche' questa fu in vita, e poi proseguendo la consuetudine con il nipote Paolo Cattaneo.
Da presidente della Repubblica fu piu' volte in Piemonte. Nell'ottobre 1997, mentre a Torino la Lega scendeva in piazza in boxer per protestare contro il governo ritenuto colpevole di avere 'messo in mutande i lavoratori del nord', Scalfaro rispondeva dalla Valle di Susa con un appello all'unita' del paese ricordando ''i sacrifici e il sangue della Resistenza''. Muovendosi fra Giaveno e Coazze, luoghi importanti della lotta partigiana oggi conosciuti per la battaglia sulla Tav, si era chiesto cosa sarebbe accaduto ''se i tanti partigiani che venivano dal meridione, gia' liberato, si fossero disinteressati al nord''. Anche loro, ricordo', fecero la loro parte''.
La storia del movimento di liberazione fu uno degli ultimi impegni del presidente emerito. Nel gennaio 2010 l'Istituto per la storia del movimento di liberazione in Italia, da lui presieduto, organizzo' a Torino una mostra su Primo Levi che fu poi portata anche al Quirinale. L'idea era nata da Scalfaro, che nel 2007 a Torino in occasione dei 60 anni dell'Istituto piemontese per la storia della resistenza aveva rimarcato il proprio no al ''tumore del revisionismo''. ''E' grave starsene a dormire – aveva osservato allora – pensando che cio' che e' accaduto nel secolo passato non si ripetera' mai piu'''.
