Un momento difficile per l’Italia, ma se sarà possibile sarà meglio far durare la vigente legislatura: è il messaggio mandato da Giorgio Napolitano in occasione dell’incontro con le più alte cariche dello Stato. Una cosa però il capo dello Stato ci tiene a sottolineare: ”Terrò ben conto della volontà espressa dal corpo elettorale nel 2008”.
”L’attenzione pubblica in Italia e anche fuori è stata largamente attratta dalle nostre vicende politico-parlamentari anche per i loro tratti piuttosto inconsueti. Ma sarebbe per me improprio richiamarle oggi qui se non per qualche riferimento obbligato nell’ambito di una riflessione più ampia”. Così il presidente della Repubblica definisce il dibattito politico italiano. Il discorso di Napolitano si è aperto con un omaggio ”a una personalità di altro profilo europeo e internazionale come Tommaso Padoa Schioppa”.
”E’ decisivo in Italia un salto di qualità della politica. Decisivo per la stabilità e la continuità della vita istituzionale e per la tenuta del sistema Italia in un contesto europeo percorso da forti scosse e tensioni”. Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso incontrando le più alte cariche dello Stato.
Napolitano invita ”a guardare in modo impietoso alle debolezze da superare e alle sfide da non perdere” prendendo piena consapevolezza ”dei rischi che corriamo e della durezza delle prove che ci attendono”, ”una comune consapevolezza dalla quale oggi siamo lontani”. ”Ne sono lontani – sostiene il capo dello Stato – i fatti e le amare cronache della politica, i contenuti e i toni di una continua contesa che tanto incide negativamente sulla vita delle istituzioni impedendo loro piu’ fecondi confronti e precludendo più soddisfacenti risultati”.
Per il capo dello Stato, serve un ”nuovo spirito di condivisione” tra forze politiche sociali per ”individuare, fuori da ogni schema e contrapposizione pregiudiziale, i temi, le esigenze, le sfide ineludibili per qualsiasi soggetto rappresentativo responsabile”. Napolitano ha poi sottolineato la necessità che ”nessuno si sottragga a questo esercizio di responsabilità”. Per questo, per farcela, è necessario guardare in modo impietoso alle debolezze da superare, alle sfide da non perdere” e serve una ”piena consapevolezza dei rischi che si corrono”. Una consapevolezza – ha sottolineato – dalla quale oggi siamo lontani: ne sono lontani i fatti e le amare cronache delle politica, i contenuti e i toni di una continua contesa che tanto incide negativamente sulla vita delle istituzioni repubblicane, soprattutto a livello nazionale, impedendo loro piu’ fecondi confronti, precludendo loro più soddisfacenti risultati”.
Le prerogative del Colle. Giorgio Napolitano ha ricordato che è sua prerogativa quella di sciogliere le Camere di fronte all’impossibilità di completare una legislatura parlamentare. Questi scioglimenti, ha aggiunto, sono un’improvvida prassi tutta italiana da cui speravamo esserci liberati e al cui ripetersi sono tenuto a resistere nell’interesse generale. ”Continuerò a sollecitare la continuità della vita istituzionale e dunque di una legislatura al cui termine mancano più di due anni, sempre, ben inteso, che vi sia la prospettiva di un’efficacie azione di governo e di un produttivo svolgimento dell’attività delle Camere”.
”Resta nel nostro ordinamento prerogativa del Capo dello Stato – poco importa che lo si possa beceramente sminuire a parole – sciogliere le Camere. Quella degli scioglimenti anticipati è stata improvvida prassi tutta italiana, al cui ripetersi sono tenuto a resistere nell’interesse generale”.
Il malessere dei giovani. ”Guai – è l’appello di Napolitano – a sottovalutare il malessere dei giovani: è malessere concreto, per la disoccupazione e la precarietà e scarsa qualità dell’occupazione, per l’inadeguata formazione, e più in generale per l’incertezza del futuro, per il vacillare delle speranze e degli slanci che dovrebbero accompagnare l’ingresso nell’età adulta”. ”Così – ha concluso – dobbiamo leggere anche le recenti contestazioni, non riferibili solo a un singolo provvedimento di legge. C’è, al fondo, anche la reazione a una tendenza a trascurare, prestandovi scarsa attenzioni e mezzi palesemente insufficienti, la risorsa cultura in tutte le sue espressioni, a cominciare dalla ricerca e dall’alta formazione”.
Il distacco tra politica e società civile. ”C’è da colmare un distacco ormai allarmante tra la politica, le istituzioni e le forze sociali e culturali in un Paese che pure continua a dare tante prove di senso di responsabilità, di dinamismo, di coesione e di solidarietà. Il salto di qualità della politica che il Paese in larga misura si attende – ha aggiunto – richiede che si realizzi lo spirito di condivisione che io sollecito e per il quale opererò”. E’ necessario, ha sottolineato, ”perché e’ in gioco la moralità e la dignità della politica. Perché c’è stanchezza verso la chiusura in se stesso del mondo politico, verso la quotidiana gara delle opposte faziosità, verso il muro dell’incomunicabilità tra maggioranza e opposizione. C’è un distacco da colmare”.
Il divario fra nord e sud. Per il capo dello Stato, ”la più seria e preoccupante incompiutezza del nostro processo unitario resta il divario tra nord e sud”. ”Un divario – ha aggiunto – che si deve evitare assuma gli aspetti di una frattura e che quindi esige un approccio nuovo e risoluto come quello richiesto da altre debolezze strutturali destinate a diventare rischi fatali per il nostro Paese da disinnescare nei prossimi anni”
Manifestazioni e scontri. In riferimento agli scontri che si sono verificati nella manifestazione dello scorso 14 dicembre a Roma, Napolitano ha detto che ”E’ necessario e urgente cercare e aprire nuovi canali di comunicazione e di scambio con le nuove generazioni invitando al tempo stesso i giovani che esercitano il loro diritto di riunirsi, manifestare, protestare, a stare in guardia, a tenere fermamente le distanze da gruppi portatori di una nuova intollerabile illegalità e violenza distruttiva, foriera di sconfitta per le forze giovanili e di drammatico danno per la democrazia”.
Crisi, euro e Unione Europea. ”Non si è ancora pienamente usciti, come è invece necessario, da una situazione in cui è apparso a rischio anche attraverso imprudenti esternazioni il destino dell’Euro se non della stessa Unione ed è apparso dubbio l’impegno a difendere e rafforzare entrambe quelle storiche e irrinunciabili conquiste”, ha detto il presidente della Repubblica.
Per rafforzare l’integrazione europea serve ”la massima serietà da parte nostra nel misurarci in Europa con una condivisa cultura della stabilità, nel fare quindi i conti con l’imperativo di ridurre il così grave peso del debito pubblico accumulato dallo Stato che ovviamente penalizza anche il nostro sviluppo”.
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