ROMA – Il ‘Fatto Quotidiano’ raccoglie gli umori e le reazioni in casa leghista dopo le parole di Napolitano sulla secessione. I leghisti si sono convinti, dice ‘Il Fatto’, che dietro la “lezione” del presidente Napolitano, quella in cui ha detto all’Italia intera che il popolo padano non esiste, ci sia una gran paura. È il “terrore che le cose cambino”, è il rischio che “l’antipolitica possa arrivare fino alla rivolta del Nord”. Non è che, domanda il capogruppo Marco Reguzzoni, “tutte queste polemiche” hanno “come unico obiettivo quello di favorire l’avvento di un governo tecnico?”. Intanto però la base vuole la secessione e attacca i vertici, in particolare i ministri che hanno usato toni a loro dire troppo “pacati” e, anzi, non hanno detto nulla contro il Capo dello Stato. Solo Calderoli dice che il federalismo può “fare sì che il cittadino venga trattato come tale e non come suddito”. Bossi non ha detto nulla, la Padania ha trattato l’argomento in un modo meno incisivo del ‘Giornale’ e di ‘Libero’.
Il direttore della ‘Padania’, Leonardo Boriani, è convinto che l’errore del presidente Napolitano sia stato quello di usare il sostantivo “popolo” e l’aggettivo “padano”. “Sulla questione politica si può discutere – spiega Boriani – sostenere che ‘non esiste una via democratica alla secessione’ è discutibile ma è lecito: dire che non esiste un popolo padano, no”.
Ma se i vertici vanno cauti la base dice “secessione”. Le critiche più dure vengono dagli ascoltatori di “Radio Padania”: “Uscite dal governo. È ora di lottare!”, dicono in collegamento telefonico. E invitano a “non pagare le tasse” visto che “per Napolitano noi esistiamo solo come contribuenti e non come persone”. “Napolitano – insiste una elettrice bergamasca – è in Parlamento da sempre. Sarebbe uno come lui che vuole il cambiamento? Quelli come lui non vogliono cambiare un c….”. Fino ad arrivare quasi alle minacce: “Sono padana e a Napolitano dico: invece di andare a Napoli venga in Padania a dire certe cose”.