ROMA, 23 GIU – ''Credo che l'Italia ti debba il giusto riconoscimento'' per battaglie che nel tempo sono diventate ''patrimonio culturale comune''. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrive a Marco Pannella. Il leader radicale e' ricoverato in ospedale. Da piu' di due mesi non mangia, da quattro giorni non beve, per denunciare l'emergenza delle carceri italiane. La ''drammaticita''' della situazione non permette ''sottovalutazioni'', concorda il capo dello Stato. Che ricorda numerose delle ''lungimiranti'' battaglie di Pannella. Un preludio alla nomina a senatore a vita? Difficile dire. Per ora le parole di Napolitano inducono piu' d'uno quella nomina a caldeggiarla: ''Se non lui, chi?''.
Sessantaquattro giorni di sciopero della fame. Novantadue ore senza bere. ''Amnistia!'', chiede un Pannella sempre piu' debilitato. L'unico modo, a suo parere, per risolvere il dramma di quei 67.174 detenuti che, afferma l'associazione Antigone, vivono ammassati nei penitenziari d'Italia.
''Non sono ammissibili sottovalutazioni e fatalismi di fronte a situazioni drammaticamente incompatibili con il rispetto della dignita' delle persone e con la necessita' di fornire un 'servizio giustizia' efficiente, a garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini'', scrive oggi nella sua lettera Napolitano. Il presidente si dice ''particolarmente sensibile'' alla battaglia di Pannella, conferma il proprio impegno in tal senso e gli chiede di non mettere a rischio la sua salute con ''forme estreme'' di protesta.
Sulla ''urgenza'' di un'azione del fronte carceri sottolineata da Napolitano, si levano voci concordi da parlamentari di destra e di sinistra. E cento di loro firmano un appello a sostegno dell'azione non violenta di Pannella. Certo, dal centrodestra arrivano anche tanti stop alla proposta di amnistia, ma ''si puo' dire no – ammette il vicecapogruppo Pdl Gaetano Quagliariello – se si avanzano altre proposte''. Intanto, mentre l'opposizione chiede al governo ''risposte rapide'', vanno a far visita al leader Radicale la presidente del Pd Rosy Bindi e il sottosegretario Gianni Letta, che porta anche i saluti di Silvio Berlusconi. Il presidente del Senato, Renato Schifani, offre ospitalita' nelle sale di Palazzo Madama a Pannella per ''amplificare'' le sue istanze.
Ma c'e' chi Pannella lo vorrebbe vedere in Aula, seduto su uno scranno di senatore a vita. ''Se non lui chi?'', chiede il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova. E che la prospettiva non sia irrealistica lo sostengono in molti, dopo aver letto alcuni dei passaggi della lunga lettera che Napolitano ha indirizzato al leader radicale.
Il capo dello Stato, cui la nomina spetta, avrebbe potuto limitarsi al tema delle carceri, fanno notare in ambienti parlamentari, e invece ha ripercorso in un lungo passaggio alcune delle ''lungimiranti'' battaglie del leader Radicale, dall'aborto, al divorzio, al pluralismo dell'informazione. Per poi affermare: ''Credo che l'Italia ti debba il giusto riconoscimento per la determinazione con la quale le hai intraprese per sollecitare una piena affermazione e tutela delle liberta' civili e dei diritti''.
Sulla eventuale nomina a senatore a vita ''valutera' Napolitano'', dicono in tanti, incluso Schifani. Ma l'idea di un ''riconoscimento istituzionale'' piace anche a un uomo di destra, Gaetano Pecorella. Certo, non tutti sono d'accordo. Serve ''altro spessore'' per diventare senatore a vita, dice Maurizio Paniz (Pdl). E l'ipotesi non piace particolarmente ai parlamentari cattolici. Ma una breccia e' aperta.
