Inchiesta G8, richiesta la proroga delle indagini per Lunardi e Sepe

ROMA – I pubblici ministeri del Tribunale di Perugia hanno chiesto una proroga di sei mesi del termine delle indagini preliminari nei confronti dell’ex ministro Pietro Lunardi, del figlio Giuseppe, del cardinale Crescenzio Sepe e dell’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci tutti accusati di corruzione in relazione alla compravendita di un palazzo di Propaganda Fide.

Le indagini preliminari sarebbero scadute il 3 febbraio, ma i magistrati ne hanno chiesto la proroga – fino al 18 settembre 2011 – poiché non è stato possibile compiere accertamenti ”in quanto pende richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Pietro Lunardi”. Il procedimento nei confronti di Lunardi, del cardinal Sepe e di Balducci è stato stralciato da quello principale sugli appalti del G8 – per il quale i pm hanno inviato agli indagati l’avviso di conclusione indagini, che normalmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio – proprio perché è ancora pendente la richiesta di autorizzazione a procedere per l’ipotesi di reato ministeriale.

L’accusa è di corruzione per l’acquisto ”ad un prezzo di favore” (3 milioni di euro) di un immobile di cinque piani ubicato a Roma, in via dei Prefetti, appartenente a Propaganda Fide, da parte della Immobiliare San Marco di cui era amministratore legale il figlio di Lunardi. L’acquisto sarebbe avvenuto ”mediante l’intervento risolutivo” di Balducci. Secondo l’accusa, a fronte di questo acquisto Lunardi, all’epoca ministro delle Infrastrutture, proprio grazie a questa sua qualifica, avrebbe consentito che Propaganda Fide accedesse ad un finanziamento ‘Arcus’ ”in difetto dei presupposti”.

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