Torino – "Stupirsi dell'espansione delle mafie al nord è come stupirsi che la pioggia bagna, perché se voglio riciclare denaro sporco lo faccio in un luogo dove c'è benessere e quindi è ovvio che lo faccio nel Nord del Paese". Così il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli commenta l'esito dell'operazione Maglio, che ha portato a 19 arresti per 'ndrangheta nel Basso Piemonte, a pochi giorni di distanza dai circa 150 arresti nel torinese dell'operazione Minotauro.
Sul perché la mafia calabrese sia così infiltrata in Piemonte, Caselli ha risposto: "La domanda trova risposta in una celeberrima intervista che io cito sempre, dell'agosto 1982, che fu fatta al generale Dalla Chiesa, da Giorgio Bocca, pochi giorni prima che fosse ucciso con la moglie e l'autista da cosa nostra a Palermo. Dalla Chiesa disse che per certi profili era più facile combattere il terrorismo rispetto alla mafia. E in quell'occasione Dalla Chiesa disse: 'La mafia ormai sta nelle maggiori città italiane".
"In queste città – ha spiegato Caselli – operatori economici investono denaro sporco e riciclano in attività di per se stesse ineccepibili, come alberghi, ristoranti, attività economiche e commerciali di vario genere, e attraverso queste attività la mafia consolida, in tutte le città italiane, la sua presenza e il suo potere". "Se questo valeva nel 1982 – ha concluso – a distanza di 30 anni con il cambiamento di molte cose, come l'enorme facilità di circolazione di uomini e donne, non ci si può stupire he la mafia si sia articolata anche fuori delle zone di sua storica origine".
