SULMONA (L'AQUILA), 17 DIC – ''E' davvero singolare che le istituzioni si ricordino solo cosi', con disprezzo, di un mestiere antico e nobile, che ha fatto grande questo Paese. Non ci paragoni, onorevole Presidente, ai suoi colleghi: noi siamo fieri di essere pecorai''. I pastori d'Abruzzo replicano cosi' al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ieri in aula, richiamando i parlamentari della Lega che fischiavano, li ha paragonati ai ''pecorai''.
''Un suo intervento volto a moderare un comportamento non proprio esemplare e uno spettacolo poco dignitoso di civilta' parlamentare ci ha voluto chiamare in causa – scrive, in una lettera aperta a Fini, Nunzio Marcelli, presidente dell'Arpo, Associazione Regionale Produttori Ovi-caprini -, non sappiamo se in maniera offensiva o puramente come termine di paragone. Sia nell'uno sia nell'altro caso siamo colpiti e feriti''.
''Se fara' qualche giorno sui nostri monti in occasione delle Festivita' – prosegue Marcelli – avra' occasione di godere di quell'ambiente integro che le nostre attivita', che non conoscono soste ne' a Natale ne' a Capodanno, garantiscono da secoli, continuando a condurre le greggi, a preservare la biodiversita', a essere un presidio sul territorio. Un presidio il cui valore sociale e ambientale non e' mai stato riconosciuto, onorevole Presidente, come avviene invece in altri Paesi a noi vicini, dove i 'pecorai', da Lei cosi' sprezzantemente citati, vengono remunerati per il ruolo fondamentale che ricoprono''.
''Ci auguriamo, in questo che sara' un Natale difficile per tutti i cittadini e lavoratori onesti – conclude Marcelli – che le istituzioni ripensino seriamente il loro ruolo e la loro funzione, e non paragonino lo spettacolo spesso indecente della politica italiana a chi duramente e faticosamente porta avanti un'attivita' che ha un orgoglio e una tradizione radicati nel meglio della civilta' del nostro Paese''.
