P4, Pdl indeciso: rinviata decisione su arresto Papa

ROMA, 22 GIU – La Giunta per le Autorizzazioni della Camera rinvia l'esame della richiesta di autorizzazione all' arresto trasmessa dal Gip di Napoli nei confronti di Alfonso Papa: il deputato Pdl coinvolto nell'inchiesta sulla P4 insieme a Luigi Bisignani.

La maggioranza approva la richiesta del relatore Francesco Paolo Sisto (Pdl) di avere piu' tempo a disposizione per poter acquisire anche la richiesta originaria formulata dai Pm. ''Non si puo' infatti valutare compiutamente una risposta, cioe' quella del Gip – dichiara in Giunta Sisto – se non si conosce il contenuto della domanda, cioe' quella dei Pm''. Bisogna poi capire, afferma, come mai, se la richiesta dei Pm e' stata tanto 'asciugata' dal Gip (''da 16.000 pagine a poco piu' di 200''), resti comunque la richiesta di arresto.

Avendo poi la Giunta 30 giorni di tempo per pronunciarsi (si deve chiudere l'esame entro il 15 luglio ndr), Sisto non vede perche' non si possa rinviare di una settimana per avere ''una piu' completa cognizione dell'indagine''.

In realta', ribatte Donatella Ferranti (Pd), quella di Sisto e' solo una richiesta per perdere tempo. Dagli atti del Gip gia' emerge un quadro sin troppo chiaro. Concorda con la Ferranti, anche se per fini opposti, anche Maurizio Paniz (Pdl): ''Gli atti pervenuti dimostrano gia' abbondantemente come ci sia del fumus persecutionis nei confronti del collega Papa''. ''E' un intento dilatorio'', taglia corto Federico Palomba (Idv). Spero solo, incalza, che almeno sul petto di Papa non si voglia mettere ''la medaglia di perseguitato politico''. Sisto, osserva il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, ''ha fatto una richiesta non rituale''. Ma la richiesta di rinvio passa con 10 'si' e 9 'no'. Determinante l'assenza di Giuseppe Consolo (Fli).

Nella maggioranza, pero', l'imbarazzo e' palpabile. Sono molti, infatti, nel Pdl a dire che in caso di voto segreto in Aula, le cose per Papa potrebbero mettersi davvero male. ''Ha pestato i piedi a troppa gente – spiegano nel centrodestra – e parecchi di noi potrebbero dire 'si' all'arresto''. E sarebbe questo uno dei motivi per cui Niccolo' Ghedini avrebbe consigliato a Papa di non andare a parlare in Giunta.

Anche nella Lega, secondo quanto si apprende, non ci sarebbe gran voglia di salvarlo. Il Carroccio, secondo quanto si apprende, vorrebbe dimostrare che si batte per un Parlamento 'pulito' e che non difende chi e' coinvolto in vicende come la P4. Secondo alcuni ben informati, sarebbe stato il ministro dell'Interno Roberto Maroni a chiedere ai 'suoi' in Giunta di puntare al voto segreto. In Giunta pero' non c'e' il dispositivo elettronico per effettuarlo e si dovrebbe ricorrere alle schede cartacee. Cosi' e' molto probabile, si sostiene in ambienti della maggioranza, che 'l'agguato' a Papa avvenga direttamente in Aula. Chi difende il deputato-ex Pm spara a zero, invece, sull' inchiesta di Napoli dicendo che al massimo si ''puo' arrivare a una condanna morale e non penale'' anche perche' i confini della concussione (uno dei reati imputati a Papa), ''sono fumosi''.

In difesa della Procura parlano alcune sentenze della Cassazione, ora allo studio del centrosinistra, come quella sulla moglie di Mastella, Sandra Lonardo, nelle quali si afferma che la concussione puo' avere molte facce, tutte penalmente rilevanti. La Suprema Corte scrive che sono concussione ''sia i mezzi suggestivi, mediante i quali il pubblico ufficiale riesce a generare nella vittima il convincimento che e' essa ad offrire l'illecita utilita' e non lui a imporla, sia un contegno di per se' idoneo a incutere timore''. Basta cioe' la ''pressione psicologica'' che puo' manifestarsi come ''esortazione, sollecitazione, persuasione e anche silenzio''.

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Emiliano Condò